La Protezione civile fa ricorso sul lodo G8-Mita
Gabrielli annuncia la decisione al Comune su consiglio dell’avvocatura di Stato La sentenza degli arbitri non sblocca lo stallo, beni destinati al degrado completo
LA MADDALENA. La storia si ripete: con tutti i suoi disastri, alcuni già effettivi e altri solo potenziali. La Protezione civile guidata da Franco Gabrielli annuncia ricorso: si opporrà alla sentenza che aveva sbloccato lo stallo post G8 nell’ex arsenale militare.
Cicli e fasi. Appena due settimane fa il collegio di arbitri incaricato di trovare una soluzione alla controversia con Mita Resort aveva preso una decisione chiara: la presidenza del consiglio dei ministri e il suo dipartimento avrebbero dovuto versare 36 milioni a titolo di risarcimento alla società del gruppo Marcegaglia. Al di là di questo, con la conclusione del lodo, si aprivano nuovi scenari per il complesso turistico: modernissimo ma in stato di così profondo abbandono che cade a pezzi per l’incuria e il degrado, oltre che per la mancate bonifiche a mare.
Le conseguenze. Col ricorso la riassegnazione dei beni si ferma di nuovo. E i ritardi sulla riconversione turistica dell’arcipelago si ripresentano: aggravati dal passare del tempo, senza che vengano trovate alternative sul piano operativo per rilanciare l’industria delle vacanze in uno dei paradisi naturali più suggestivi del Mediterraneo.
Gelo in municipio. Il 28 ottobre, nell’immediatezza dei fatti seguiti al pronunciamento degli arbitri scelti dal dipartimento della Protezione civile e dalla società di Emma Marcegaglia e Andrea Donà dalle Rose, il consiglio comunale aveva approvato un ordine del giorno. Gli amministratori locali, felici per quello si auguravano fosse l’esito di tutta la vicenda, chiedevano «un incontro urgente per affrontare le problematiche legate alla struttura dell’ex arsenale militare». A breve giro di posta è arrivata la risposta di Gabrielli, che naturalmente è l’erede incolpevole di una situazione generata dai suoi predecessori (a cominciare da Guido Bertolaso, a capo della Protezione civile nel momento dei lavori milionari nell’arcipelago che gli sono poi valsi il rinvio a giudizio assieme ad altri 15 presunti complici della Cricca). Nella sua lettera Gabrielli si rivolge al sindaco, Angelo Comiti. E “per conoscenza” informa il governatore Francesco Pigliaru, gli assessori Donatella Spano, Cristiano Erriu, Paolo Maninchedda e il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau.
I termini della questione. A tutti il massimo responsabile del dipartimento, che di recente a Genova ha confessato di avere in cassa appena 3 milioni per le emergenze, riassume la sostanza della situazione. Ma a chi si attende assicurazioni sulle “urgenti manutenzioni necessarie alla rimessa in pristino” dell’ex arsenale, sia pure senza negare la propria disponibilità, fornisce una risposta che porta verso ben altre direzioni. «Si ritiene utile informare – fa sapere infatti Gabrielli – che, su concorde avviso dell’avvocatura generale dello Stato, quest’amministrazione provvederà nel più breve tempo possibile a impugnare il predetto lodo», chiedendo in maniera contestuale la sospensione della sua esecutività. E ciò, dice ancora il massimo dirigente della Protezione civile, «stante la circostanza che lo stesso lodo appare censurabile sotto molteplici profili».
Le prime reazioni. Quasi inutile sottolineare come nell’arcipelago la comunicazione da Roma abbia provocato amarezza e sconforto. Soprattutto tra tutti gli amministratori e gli imprenditori che finalmente vedevano aprirsi uno spiraglio di luce in una vicenda che si trascina da anni. Nella sentenza degli arbitri c’erano difatti parecchie aperture. In particolare, spazi nuovi per determinare uno sviluppo immediato verso il moderno sfruttamento dei 155mila metri quadrati di sale, hotel e capannoni destinati alla nautica nella zona edi Moneta.
Il gruppo Marcegaglia. La giunta regionale aveva commentato da subito in modo positivo le scelte fatte dagli arbitri. Soddisfazione anche da parte della Mita, che aveva comunque richiesto un indennizzo molto più elevato, fondando le sue argomentazioni centrali sul mancato completamento delle bonifiche a mare. E adesso? Come ha accolto la notizia dell’opposizione la società dell’ex presidente di Confindustria e attuale presidente dell’Eni? «Ufficialmente non sappiamo ancora niente, ma direi che fin dall’inizio avevamo ritenuto possibile una mossa del genere – dichiara il dirigente di Mita Donato Rossi – Ce lo immaginavamo perché abbiamo pensato che alla Protezione civile non fossero contenti delle decisioni».
Bocce ferme. «Bisognerà capire che cosa il ricorso determinerà sul piano pratico – continua Rossi – Se cioè alla Maddalena tutto resterà bloccato o se sarà attivabile qualche intervento». La preoccupazione generale è che quel patrimonio di grande valore rimanga inutilizzato per altri anni ancora e continui così a degradarsi. «È evidente che se, con il lodo, si chiede alla nostra società di farsi carico di determinate situazioni venute a crearsi sinora, un domani nessuno potrà domandarci di fare altrettanto con le nuove». puntualizza l’ad della Mita.
Paure e timori. «Comunque io capisco sino a un certo punto, poi mi fermo – afferma Rossi – Sono state fatte perizie e controperizie di estrema complessità, tutto è stato esaminato e studiato con cura, ma adesso si deve ripartire da zero. Non nego che ciascuno difenda i propri diritti, ma questi sono i presupposti per un deterioramento progressivo dell’intera struttura». Appunto quello che la gente della Maddalena aveva tentato sino alla fine di evitare.
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