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Libero arbitrio eutanasia e dignità

Libero arbitrio eutanasia e dignità

La glaciale sentenza del Vaticano sulla morte assistita di Brittany

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Il Vaticano si è schierato contro Brittany Maynard, la 29enne che si è affidata all'eutanasia per porre fine alla sua vita condannata da un tumore al cervello. «È una morte senza dignità», ha sentenziato glaciale. Alcuni la chiamano codardia, alcuni ingiusta manipolazione della vita.

Ma facciamo un passo indietro e proviamo a immedesimarci in Brittany: immagina di avere 29 anni ed essere nel pieno della tua vita, sei abbastanza giovane da poter dire di avere tutta la vita davanti, e sei abbastanza maturo da sapere come desideri viverla. Hai studiato, ma hai ancora tanto da imparare; hai viaggiato, ma hai ancora troppo da vedere; hai lavorato, ma sei ancora all'inizio della tua carriera; hai amato, ma vuoi farlo ancora come se quell'amore potesse non finire mai. Una mattina grigia di gennaio, in una piccola stanza dalle luci fredde, un medico alto e indaffarato ti dice che hai un cancro al cervello in forma aggressiva e che ti restano circa sei mesi di vita. Torni a casa mano nella mano col tuo amore, ne parli in famiglia seduti attorno al tavolo, abbracci tua madre che ha gli occhi gonfi e finge che siano state le cipolle affettate a pranzo, stringi le mani nodose di tuo padre, sempre così forte e ora così fragile davanti ai tuoi occhi terrorizzati. Ti chiudi in camera da letto e col pc sulle ginocchia fai la cosa più stupida e più ovvia: vai su Wikipedia. Una lista interminabile di sintomi spaventosi scorrono veloci davanti ai tuoi occhi, alcuni sono comprensibili, altri non hanno alcun senso, l'unica cosa che sai è che ti fanno paura: cefalea, nausea, disturbi visivi, disturbi dell'equilibrio, difficoltà di deglutizione, disturbi della sensibilità e motilità degli arti, paralisi, alterazione dell'umore, convulsioni, perdita di memoria. Chiudi di scatto il computer mentre il cuore ti esplode nel petto e credi di stare per morire, poi ti ricordi che hai altri sei mesi per farlo. Ti stendi e provi a immaginare come saranno scandite le settimane a venire: strazianti sedute di chemioterapia, dolori diffusi, stanchezza, freddo, nausea, vomito. Via vai di amici e parenti che si danno il cambio per non lasciarti solo, una poltrona di emergenza sempre a fianco al tuo letto. A volte riuscirai a sfoderare un sorriso su quel volto gonfio diventato irriconoscibile, a volte non riuscirai nemmeno ad alzarti dal letto per andare in bagno autonomamente. Momenti in cui vorrai sparire e momenti in cui vorrai disperatamente vivere. Non sei certo di voler affrontare tutto questo, non sei sicuro di riuscire a combattere una battaglia senza avere armi a tua disposizione.

Poi, una sera di ottobre, seduto sul tuo letto con gli occhi spenti e la testa pesante, leggi le dichiarazioni rilasciate dal Vaticano, che ribadisce che «il suicidio assistito è un'assurdità; è una cosa cattiva perché è dire no alla propria vita e a tutto ciò che significa rispetto alla nostra missione nel mondo e verso le persone che si hanno vicino». E mentre deglutisci a fatica l'ennesima pastiglia della giornata, mentre pensi al fatto che un tempo adoravi mangiare e oggi ti sembra impossibile bere un succo di frutta senza stare male, mentre vedi la tua metà prendersi cura di te come fossi suo figlio, piccolo, fragile, indifeso, rifletti sul significato di dignità. E decidere di morire dignitosamente è una scelta che nessuno, Vaticano compreso, dovrebbe giudicare.

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