La Nuova Sardegna

Accoltellò la compagna di scuola, le famiglie si parlano al processo

di Enrico Carta
Accoltellò la compagna di scuola, le famiglie si parlano al processo

Lungo e pacifico confronto tra i genitori dell’imputato e della vittima nell’aula del tribunale dei minori Perizia psichiatrica sul ragazzo per verificare se era “immaturo” quando aggredì la sedicenne

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ORISTANO. Tutto cambia in una mattina. Vedere nella stessa aula quelle persone che sino a ieri erano state solo immaginate, modifica le opinioni e riavvicina i sentimenti. E così, il processo contro il giovane studente del Nuorese che a maggio aveva accoltellato, di fronte ai cancelli dell’istituto Othoca, una sua compagna di scuola di sedici anni di un piccolo paese dell’Oristanese, diventa anche l’occasione per riavvicinare due famiglie che sinora erano state su due lati della barricata opposti.

Al termine dell’udienza di fronte al tribunale di minori di Cagliari, i familiari dell’imputato e della sua vittima si parlano. Prima sono timide strette di mano, poi le parole fluiscono e con esse arrivano anche i chiarimenti e le scuse, mentre i due ragazzini protagonisti “diversi” di questa vicenda attendono, lontani, che i loro genitori finiscano quel colloquio ritenuto impensabile sino a qualche giorno fa.

Questo è il contorno, mentre il succo dell’udienza è un altro. La sentenza non arriva, perché la strada processuale è più complessa. L’avvocato difensore Gianfranco Siuni, che aveva scelto di affrontare il processo con la formula del rito abbreviato, ha infatti chiesto che sul ragazzo venga eseguita una perizia psichiatrica. Non serve per stabilire l’incapacità di intendere e volere, perché non si è in presenza di una possibile disabilità mentale. L’esame specialistico sarà utile esclusivamente per capire se al momento di quello che per l’accusa è un tentato omicidio, il ragazzo avesse raggiunto un grado di maturità tale da consentirgli di comprendere la portata del gesto che stava compiendo. La perizia, che verrà depositata il 30 gennaio per essere poi discussa nell’udienza conclusiva del 18 febbraio, stabilirà poi se il ragazzo sia pericoloso socialmente.

L’esito dell’esame specialistico indirizzerà inevitabilmente il processo e le decisioni del giudice, la dottoressa Capone. Se il ragazzo verrà ritenuto immaturo è quasi scontata – la casistica giudiziaria parla in tal senso – un’assoluzione. Un pronunciamento dello psichiatra in tal senso garantirebbe di fatto l’impunità, pur tenendo conto che anche in caso di condanna, le pene per i minorenni sono completamente differenti rispetto a quelle della giustizia ordinaria – basti pensare poi che non esistono parti civili nei processi contro minorenni, sebbene i familiari della ragazzina siano comunque assistiti dall’avvocato Raffaele Miscali –. Questo dell’eventuale condanna è un discorso che si aprirebbe però solo nel caso in cui venisse dichiarata la capacità del ragazzo di comprendere che con quelle coltellate poteva uccidere quell’adolescente per la quale si era preso una cotta, ma che non aveva mai visto ricambiati i suoi sentimenti.

Quelle mancate attenzioni erano state poi la “causa” delle reazioni del ragazzo. Dapprima avrebbe tempestato la compagna di scuola di messaggi sul telefonino – in qualche occasione anche offensivi –, poi l’avrebbe insultata proprio a scuola. Un’escalation che poi, a fine maggio, sarebbe sfociata nel brutale accoltellamento. Quella mattina, all’ingresso dell’istituto industriale di Oristano, il ragazzo raggiunse la compagna di scuola. Una parola e poi, nel momento in cui lei si voltò, partirono i fendenti che la colpirono all’addome. La giovane si accasciò a terra, il ragazzo fuggì verso la stazione ferroviaria dove però non riuscì a prendere il treno che l’avrebbe dovuto riportare a casa. Lì fu infatti arrestato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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