La Nuova Sardegna

A Badesi un ginepro vegliò su trenta cadaveri del Tripoli

di Giampiero Cocco

I corpi portati dal mare furono raccolti sotto l’albero E dal 1918 agli anni ’40 “Li Mindi” fu meta di pellegrinaggio

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BADESI. Una storia tramandata oralmente, quella di “L’alburu ecchiu” (il vecchio albero), un ginepro secolare che affonda le radici nella sabbia di Li Mindi, la spiaggia tra Badesi e Isola Rossa. Un albero sotto il quale trovarono sepoltura provvisoria una trentina di cadaveri, finiti in mare dopo l’affondamento del piroscafo Tripoli, colpito da un siluro tedesco la notte del 18 marzo del 1918, al largo di Capo Figari. E quelli dei marinai della corazzata Roma, affondata nella seconda guerra mondiale. A ricordare gli episodi, scomparsi dalla memoria collettiva, è Luciano Pinna, presidente del coordinamento società mutuo soccorso Sardegna, che riporta quanto scritto da un personaggio di Trinità, Antonio Pirodda.

«Le correnti marine portarono sulla spiaggia di “Li Mindi” dopo l’affondamento del Tripoli, una trentina di cadaveri. È quanto mio padre mi raccontava – scrisse Pirodda –, nella “vecchia vigna”, che mio nonno lavorava, socio del Mutuo Soccorso di Aggius. A trovare i primi cadaveri fu un militare di marina, tale Pes, che prestava servizio, durante le prima guerra mondiale, in una casermetta dell’Isola Rossa. Vennero avvertite le autorità, fra le quali il Comune di Aggius, collegata a Trinità col telegrafo. Il mutuo soccorso organizza una squadra di volontari e impegna mio nonno – ricorda Pirodda – con un suo carro e un operaio, Francesco Demetrio Ortu, nel pietoso recupero dei cadaveri che le correnti marine portavano sulla riva. Tutti fanno quello che possono per recuperare i cadaveri che vengono concentrati in unico punto ben visibile da tutta la spiaggia, un enorme ginepro sardo senza spine, ultra centenario. I corpi vengono composti e coperti con sacchi di iuta, sotto il grande ginepro, prima d’essere portati, percorrendo un vecchio sentiero, al cimitero di Trinità per la definitiva sepoltura. A ricordo di quel recupero vennero deposte sotto il ginepro bandiere e gagliardetti con le mani che si stringono nel Mutuo Soccorso di Aggius e Tempio. L'ultra secolare ginepro sino allora denominato “l'alburu ecchiu” da allora venne chiamato “l'alburu di li banderi” (l’albero delle bandiere, ndr). Chi era in grado di narrare questo evento nel tempo è stato Leonardo Dettori, classe 1914. Raccontava che ogni anno, e sino alla fine degli anni ’40, si veniva in pellegrinaggio presso questo straordinario ginepro, considerato un albero sacro, e venivano lasciati i gagliardetti, con una stretta di mano. Ma vi è un altro tragico evento legato al ginepro: l'affondamento della corazzata Roma con le correnti marine che portarono qui diversi cadaveri, con il mutuo soccorso di Badesi che si impegnò al massimo nel recupero delle salme. E l’alburu di li banderi divenne nuovamente punto di riferimento per la composizione dei cadaveri».

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