Olio d’oliva: produzione in calo, prezzi in aumento
L’annata disastrosa in Spagna attira anche in Sardegna l’extravergine turco e marocchino. Coldiretti lancia l’allarme
SASSARI. Ormai sembrano bollettini di guerra: “troppo scarse le produzioni di olio, si prevede un forte aumento dei prezzi al consumo”. Oppure: “colpa della siccità e della mosca olearia, a picco la produzione di olive”.
Secondo la Coldiretti si prospettano perdite del 30 e anche del 40 per cento nella campagna olivicola sarda, fortemente penalizzata dall'anomalo andamento climatico e dall'attacco di fitopatie. Il pericolo secondo Coldiretti è che questa situazioni prepari il terreno al massiccio ingresso, anche nel mercato sardo, di olii provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. In Sardegna c’è già chi sta trattando l’acquisto di grosse partite a 2 euro al chilo (all’ingrosso).
La riduzione delle produzioni ha un fondamento reale. Ma a enfatizzare i risultati negativi della raccolta (con conseguente campagna mediatica) c’è soprattutto il forte calo della produzione olearia in Spagna, maggior produttore mondiale di extravergine.
La situazione sarda. «Fino a luglio l'annata si preparava per essere ricordata come una delle migliori – spiega l'olivicoltore di Alghero Gavino Fois –. L'estate-autunnale e l'inizio di autunno-estivo hanno invece rovesciato le previsioni».
«L'irrigazione – prosegue il produttore Salvatore Sanna di Ittiri (Marella) – non ci consente di sopperire all'assenza della pioggia. Riesci a tamponare fino a un certo punto, poi serve l'acqua naturale che crea il microclima ideale per lo sviluppo delle piante. Le precipitazioni di queste ore sono una manna dal cielo, anche perché gli olivi pur essendo in forte sofferenza sono piante che si riprendono molto velocemente».
I dati sardi. «Le previsioni di raccolta di quest'anno si attestano sui 50 mila quintali, con una riduzione del 30-40% rispetto alla produzione media di 80 mila quintali – dice Giandomenico Scanu dell’Agenzia Agris, uno dei maggior esperti sardi di olivicoltura –. Ci sono ovviamente delle eccezioni. Nell’ultima annata la produzione si è attestata intorno alle 30-35 mila quintali. Ma nelle andate di "carica" si arriva sulle 100-120 mila quintali». E poi c’è il risultato eccezionale dell’annata 2012/2013 quando la raccolta aveva portato a 240 mila quintali.
«La riduzione di produzione in Sardegna, nell'annata 2014/2015 – spiega Scanu – dipende dal fatto che tra aprile e maggio di quest'anno il bizzarro andamento climatico ha portato dei danni nella fase della fioritura e dell'allegagione compromettendo in parte il risultato della raccolta».
Lo scenario italiano. La forte riduzione nelle produzioni spagnole hanno già fatto lievitare i prezzi all’ingrosso, in Spagna, di un euro al chilo all’ingrosso (portando il prezzo da 2 a 3 euro). Dal momento che l’Italia è il maggiore importatore di olio spagnolo, l’aumento di prezzo al consumo sarà inevitabile.
«Il rischio– dice il presidente regionale della Coldiretti Battista Cualbu – è che venga spacciato per italiano olio che italiano non è con problemi anche di sicurezza sanitaria». «Per questo – continua il direttore regionale della Coldiretti Luca Saba – occorre applicare le importanti modifiche alla disciplina introdotta dalla legge salva olio approvata nel febbraio 2013 sotto il pressing della nostra Associazione che contiene misure di repressione e contrasto alle frodi e di valorizzazione del vero Made in Italy».
Il consiglio della Coldiretti ai consumatori è di verificare con attenzione l'etichetta dove, anche se spesso nascosto nel retro della bottiglia ed in caratteri minuscoli, deve essere riportato la scritta "ottenuto da miscela di olio comunitari od extracomunitari" se non si tratta di olio italiano al 100 per 100.
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