«Ora in Spagna inizia una nuova stagione»
Alghero, i “cugini” sardi della Riviera del corallo commentano il risultato: ci aspettavamo più affluenza
ALGHERO. Sulle sponde della Riviera catalana di Sardegna il voto per l'autodeterminazione della Catalogna è stato accolto con entusiasmo per quanto riguarda il principio dell'autonomia, ma con qualche perplessità visto che dei 4,5 milioni di cittadini catalani aventi diritto al voto, si sono recati alle urne poco più di 2 milioni. Poco meno della metà. «Il risultato è indubbiamente positivo – commenta Stefano Campus, presidente dell'Omnium Cultural, la cui consorella associazione catalana è tra gli organizzatori del grande evento di popolo - perché consente di vedere in maniera chiara e univoca il ricorso alla espressione democratica. La “rivoluzione del sorriso”, così è chiamato il fermento autonomista, ha portato un esempio di autentica democrazia che dovrebbe muovere l'attenzione del Governo centrale per affrontare l'argomento, riducendo le contrapposizioni dure e le chiusure a una legittima aspirazione del popolo catalano». L'Omnium si è resa protagonista negli ultimi giorni di una attività di sensibilizzazione locale sulla grande sfida in corso sull'altra sponda del Mediterraneo. Carlo Sechi, attuale direttore dell'Obra Cultural, già sindaco e consigliere regionale ma soprattutto tra i fondatori del movimento Sardynia i Llibertat di chiara aspirazione autonomistica, dal referendum di domenica si aspettava qualcosa di più. «Pensavo a una partecipazione più massiccia, segno di una convinzione generale che non può essere distratta dai pronunciamenti della Corte Costituzionale e tanto meno dal governo centrale di Madrid che ha sostenuto attraverso i media che la chiamata alle urne di domenica in Catalogna non aveva validità di voto ed era perfino illegale». Non è un caso che la magistratura spagnola sta esaminando la possibilità di perseguire gli organizzatori della chiamata alle urne per il referendum di domenica scorsa. Indagine motivata anche dal fatto che sarebbero state utilizzati uomini e strutture statali, non autorizzate quindi dal capo del governo Mariano Rajoy. «È mia opinione personale – aggiunge Carlo Sechi - che proprio per le tante difficoltà presenti sulla strada del voto di domenica, la gente doveva andare a votare ancora con più convinzione». Secondo l'ex consigliere regionale quello di domenica non è stato un punto di arrivo per la questione catalana, ma un punto di partenza. Indubbiamente autorevole. «Il significato del voto di oltre 2 milioni di persone – sottolinea Carlo Sechi – è comunque un elemento assolutamente rilevante perché si apra una stagione di confronto e trattative, a cominciare dalla questione fiscale a quella della lingua, argomenti centrali nelle rivendicazioni di Barcellona verso Madrid».
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