La Nuova Sardegna

Piras, Sel: troppi malati di tumore nel poligono di Capo Frasca

Piras, Sel: troppi malati di tumore nel poligono di Capo Frasca

Il deputato presenta un’interpellanza con dati precisi: su 70 lavoratori 23 hanno contratto il cancro Il parlamentare spiega che nella struttura è stata utilizzata l’acqua dei pozzi artesiani fino al 2010

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Contabilità del terrore. Troppe morti tra chi ha lavorato negli ultimi 25 anni nel poligono di Capo Frasca. Non ha dubbi il deputato di Sel Michele Piras che ora presenta un’interpellanza in Parlamento. «Nel lasso di tempo che abbraccia un ventennio tra gli anni '90 e il 2010 – spiega Piras –, su un totale di circa 70 persone, tra civili e militari, che hanno prestato servizio nel poligono di Capo Frasca, 23 hanno contratto forme gravi di tumore, in sei casi del sistema emolinfatico. In altri a carico di diversi organi, oltre che diverse patologie del sistema immunitario. Di questi, 12 sono morti, sette sono rimasti invalidi in modo permanente, uno è ancora in terapia per linfoma, e solo uno è guarito dalla leucemia». Numeri che fanno scattare l’allarme. Nella sua interrogazione Piras mette sotto accusa l’acqua utilizzata nella base. «Storicamente l'approvvigionamento idrico del servizio mensa nel poligono avveniva tramite una serie di pozzi artesiani presenti nell'area della sezione. Solo nel 2006 l’acqua viene considerata non idonea per usi umani, anche se da tempo le analisi indicavano valori fuori norma – spiega il deputato nella sua interpellanza –. Il residuo fisso (2366 mg/lt versus un limite massimo di norma di 1500 mg/lt). La durezza totale (101 vs 15-50). I cloruri (739 vs 200). Il magnesio (127 vs 50). Streptococchi (700 vs 0). Computo colonie su Agar a 36 gradi (450 vs 0). Solo nel 2010 ci si allaccia alla rete idrica di Abbanoa». Ma Piras contesta anche il mancato riconoscimento della patologia da parte del Previmil (Direzione generale della previdenza militare) per l'indennizzo della Speciale Elargizione (vittime poligoni). «La maggior parte ha riscontrato la patologia durante il periodo di servizio e ha inoltrato regolare richiesta al Previmil per l'indennizzo della Speciale Elargizione – conclude –. A nessuno il Previmil ha riconosciuto l'indennizzo. L'acqua utilizzata nel sistema idrico del poligono, pescata da pozzi artesiani, analizzata nel 1994, era stata già dichiarata inquinata, ma solo nel 2010 si è provveduto all'allaccio alla rete di Abbanoa, anche se ancora non risultano completamente sicure le condizioni igieniche di reti fatiscenti e mai rinnovate. Con l'interpellanza chiedo giustizia e risarcimento per i lavoratori e chiedo anche che vengano accertate le eventuali omissioni attraverso una indagine sulle responsabilità di quanto avvenuto nel poligono». (l.roj)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative