Alluvione, la Sardegna rischia di non ricevere 16 milioni dall'Ue
Un'intera giornata di negoziati tra i 28 Stati non ha partorito l'accordo sui bilanci 2014 e 2015. In ostaggio anche i soldi del fondo di solidarietà destinati all'isola
BRUXELLES. Ancora una volta a prevalere sono gli egoismi nazionali, e a farne le spese sono studenti, ricercatori, imprese e cittadini europei. E la Sardegna, che rischia di perdere i 16,3 milioni del fondo di solidarietà destinati alle aree devastate il 18 novembre 2014 dal ciclone Cleopatra.
Un'intera giornata di negoziati tra i 28 non ha partorito alcun accordo sul bilancio dell'Unione europea nè per il 2014 nè per il 2015. Dopo quasi 11 ore di sterile negoziato, tutto è rinviato a lunedì mentre i 28 cercheranno nel weekend una posizione comune in vista del confronto con il Parlamento che da mesi critica i tagli proposti dalle capitali.
Tra i tanti fondi in ostaggio dell'intestardirsi delle capitali, anche i 16,3 milioni di aiuti del fondo di solidarietà per l'alluvione in Sardegna, oltre a quelli anche più sostanziosi già promessi a molti altri paesi, dalla Slovenia alla Serbia. La presidenza italiana dell'Ue, che con il sottosegretario Enrico Zanetti gestisce i negoziati sia tra gli stati membri sia tra Consiglio e Parlamento Ue, si affanna alla ricerca della quadratura del cerchio.
Si tratta infatti di un difficile compromesso che deve riuscire allo stesso tempo a cominciare a saldare i pagamenti in ritardo dei fondi Ue già dovuti, ora a 26-28 miliardi euro, e a rilanciare gli investimenti in crescita e innovazione per il prossimo anno ma senza chiedere troppi sforzi agli stati membri. È caduto quindi nel vuoto l'appello della Commissaria per il bilancio, Kristalina Georgieva: «Non bisogna concentrarsi solo sulle cifre e il gergo tecnico, ma pensare che siamo in momento critico in Europa e dobbiamo riguadagnare la fiducia della nostra gente», aveva detto al mattino, in apertura di lavori. «I soldi ci sono», almeno per colmare parte del buco dei pagamenti per il 2014 - circa 5 miliardi - e questo «senza toccare le tasche degli stati membri», aveva poi sottolineato.
Ma il giudizio del Parlamento europeo è severo. «È scandaloso che gli stati membri non abbiano ancora trovato una revisione» dice Jean Arthuis, presidente della commissione Bilancio.
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