La Nuova Sardegna

le associazioni dei talassemici

«Risarcimenti iniqui per le trasfusioni da sangue infetto»

SASSARI. Lo Stato non ha mantenuto la promessa di un risarcimento equo ai talassemici danneggiati dalle trasfusioni di sangue infetto. Lo denunciano le due più grandi associazioni di talassemici...

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Lo Stato non ha mantenuto la promessa di un risarcimento equo ai talassemici danneggiati dalle trasfusioni di sangue infetto. Lo denunciano le due più grandi associazioni di talassemici della Sardegna, l’Associazione thalassemici sardi Onlus e la Thalassa azione centrale Onlus, che esprimono «il loro fermo disappunto relativamente all'equo ristoro stabilito nell'articolo 27-bis della legge 114 dell'11 agosto 2014. Tale articolo prevede che ai danneggiati venga offerto un obolo come risarcimento del danno subito in seguito a trasfusione con sangue infetto. Il ministero della Salute ha convocato il 28 ottobre le principali associazioni dei danneggiati per illustrare le modalità di applicazione della norma, in un incontro a senso unico in cui a niente sono valse le lamentele della maggior parte dei convocati in merito all'iniquità di questo provvedimento».

Le due associazioni sarde, che rappresentano in totale 700 danneggiati, sottolineano che «l'importo offerto non può in nessun modo essere considerato sufficiente a ristorare i soggetti che hanno contratto una patologia virale così grave e dall'esito incerto e a volte infausto. Lo Stato ne è consapevole, infatti, precedentemente, era stata predisposta una transazione i cui importi erano da quattro a sei (per gli eredi) volte superiori. Peccato che i criteri per accedere a quella norma fossero volutamente studiati al fine di escludere la maggior parte degli aventi diritto. Questo iniquo ristoro potrebbe apparire come un gesto magnanimo di un governo che cerca di fare ammenda rispetto ad un'ingiustizia commessa nei confronti di cittadini lesi e indifesi. Purtroppo la triste verità è che questo famigerato articolo 27-bis nasce dalla paura del giudizio della Corte dei diritti dell'uomo a cui cittadini italiani hanno dovuto rivolgersi per cercare di ottenere giustizia nei confronti di quello stesso Stato che prima non ha saputo proteggerli, infettandoli, e successivamente non li tutela cercando di negare le proprie responsabilità».

Le associazioni ricordano che dopo aver fatto attendere 14 anni una risposta, il ministero dà ai danneggiati solo 15 giorni di tempo per compiere una scelta così importante.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative