Incriminato dal pm un teste di Amadu
Falsa testimonianza in tribunale per un tabaccaio sassarese. L’ex consigliere: «Ho sempre lavorato per i sardi»
CAGLIARI. Per spiegare come sono stati spesi nel 2007 quei diciottomila euro tratti dal fondo del gruppo misto che l’hanno fatto finire in tribunale con l’accusa di peculato aggravato, il cinque volte consigliere regionale Tore Amadu ha portato in aula undici testimoni a difesa, un gruppo di parenti acquisiti e amici che nel complesso non sembrano aver cambiato in meglio la posizione processuale dell’onorevole sassarese. Uno di loro ora rischia l’incriminazione per falsa testimonianza: imballato nelle contraddizioni e stretto nella morsa delle domande proposte con decisione dal pm Marco Cocco, il tabaccaio Nicolino Peigottu ha provato a convincere i giudici di aver venduto ad Amadu e ai suoi collaboratori francobolli per quasi tremila euro. Ma tra ricordi confusi e soprattutto incongruenze ha perso il filo della realtà, infilandosi in un pericoloso vicolo cieco: «Mi pagava in contanti» aveva spiegato prima all’avvocato Mariano Delogu e poi al pm. Dopo però, tra una risposta e l’altra, sono saltati fuori alcuni «foglietti» dove Peigottu ha detto di aver appuntato le somme per tenerle a mente: «Li conservavo».
Stravaganze. Quando il pm Cocco gli ha chiesto dove si trovassero ha ribattuto di averli strappati, ma forse erano ancora in tabaccheria, che comunque le cifre le ricordava a memoria. Coi giudici che guardavano il testimone con aria rassegnata, il pm Cocco ha tenuto botta per un po’. Ma all’ennesima stravaganza («l’appunto con il conto delle spese? Scritto di testa mia, anzi da Amadu ma col mio consenso») il magistrato si è rivolto con tono secco al presidente Mauro Grandesso: «Chiedo che il verbale dell’esame venga trasmesso alla Procura perché si possa procedere contro il teste Peigottu per falsa testimonianza». Nell’aula è calato il gelo. Peigottu è parso non capire, il presidente gli ha detto di uscire ed è uscito. Poi è stato richiamato in aula perché venisse sottratto a una specie di servizio-staffetta organizzato da qualche familiare di Amadu, che entrava e usciva dall’aula per tenere i contatti coi testimoni in attesa. Ed è rimasto seduto su un banco, la testa china, sino alla chiusura pomeridiana dell’udienza.
Il monologo. E’ stato il momento-clou di un’udienza dapprima monopolizzata da Amadu, protagonista di una lunga dichiarazione spontanea senza contradditorio, dove ha proposto al tribunale un compendio articolato e piuttosto ridondante della propria attività politica fuori e dentro il consiglio regionale («sempre lavorato molto per risolvere i problemi dei sardi, se avessi saputo dell’obbligo di rendicontare le spese l’avrei fatto puntualmente»). Udienza poi allargata a testimoni che dovevano illustrare in parte le regioni delle spese e in altra l’attività di Amadu per il territorio.
I pranzi. Così si è parlato di pranzi al ristorante Quirinale: «Venivano in nove o dieci al mio locale di via Cavour, a Sassari - ha ricordato il titolare Giovanni Antonio Gambella - prima parlavano di politica in una sala riservata, poi mangiavano». Pranzi da 2800 euro a colpo («ma quanto si spende nel suo ristorante?» ha ironizzato il pm).Il conto finale, da illustrare in tribunale, è stato una richiesta di Amadu: «Sì, mi ha chiesto lui di ricordare quei pranzi e le cifre».
Pony express. Avanti coi collaboratori, autentici pony express di Amadu. Giovanni Battista Gigliotti faceva la spola due volte al mese tra Sassari e Cagliari per portare documenti e fascicoli all’onorevole: «Diciotto-venti trasferte, mi ha rimborsato la benzina, in tutto 2257 euro calcolati sul chilometraggio». Stesso compito per Maria Elisa Elena Corveddu, collaboratrice alla segreteria politica dell’onorevole. Bando all’informatica, corrispondenza e atti viaggiavano in auto: «Sono 2019 euro per 17 viaggi nel 2007». Manuel Alivesi, Costantino Deliperi e Nello Satta hanno confermato che al Quirinale e allo Sporting si organizzavano incontri conviviali per discutere di politica con Amadu: anche trenta-quaranta persone per volta, si pagava l’affitto della sala e il pranzo. Partecipava anche Alfredo Nieddu, commerciante di uova, maestro di ballo sardo e di organetto che ha tentato di deporre in limba, suscitando il divertimento del tribunale. Con lui si è chiusa la kermesse delle testimonianze: «Che cosa facevo per Tore? Sempre votato» ha tagliato corto Nieddu. Impossibile capire che cos’altro dovesse riferire al tribunale, se non la sua adesione affettuosa al progetto politico di Amadu.
Morte del reo. In apertura d’udienza il tribunale preso atti del certificato di morte e su richiesta del pm Cocco ha dichiarato il non luogo a procedere contro l’ex consigliere regionale algherese Giuseppe Giorico (Udeur). Mentre è stata stralciata la posizione di Peppino Balia (Sdi) per ragioni di salute: per lui il dibattimento andrà avanti il 9 dicembre e non il 28 novembre, quando il tribunale sentirà i testi chiamati dall’avvocato Anna Maria Busia per Maria Grazia Caligaris (Sdi).
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