Ultimo pugno di terra Dal Piano di Rinascita al crollo delle illusioni
Il film di Fiorenzo Serra in una nuova edizione critica Il lavoro della Cineteca Sarda insieme con Il Maestrale
CAGLIARI. La storia dell'«Ultimo pugno di terra» – il film di Fiorenzo Serra ritrovato, restaurato e restituito al pubblico nel cofanetto edito da Il Maestrale (due cd più un libro, 224 pagine, 24,00 euro) – spiega l'importanza, oltreché dell'autore, delle cineteche, degli archivi, dei cacciatori di pellicole e dei critici. Riguarda la storia del cinema quanto quella della Sardegna, fotografata nel 1962, quando il primo «Piano di rinascita» ebbe l'ambizione di trasformare un’area agro-pastorale in un a regione moderna e industrializzata. Il giornalista Sergio Naitza ne ha dato conto coordinando la presentazione dell'opera al MiniMax, alla presenza del critico Gianni Olla e dei curatori Peppetto Pilleri e Paola Ugo, che al cofanetto hanno lavorato per dieci anni.
Ed è toccato al sindaco di Cagliari Massimo Zedda ringraziare la Cineteca Sarda per il ruolo svolto finora, portando il cinema in tutti i paesi della Sardegna, conservando un patrimonio di documentazione e testimonianze per metterlo a disposizione di tutti gratuitamente. Claudia Firino ha ricordato che «Fiorenzo Serra si è discostato dalle indicazioni di propaganda e ha realizzato un’opera coraggiosa, di denuncia. Il tour di presentazioni – ha concluso l'assessore regionale alla Cultura – è operazione di grande valore culturale che rilancia il cinema come risorsa per la nostra terra nella quale è importante investire, assieme agli operatori».
Da cacciatore di pellicole, Peppetto Pilleri ha raccontato il ritrovamento del film di Serra: “Quando è nata la Cineteca esisteva, presso la presidenza del Consiglio regionale, un deposito di film prodotti dall'ente che, considerato ormai inutili, stava per essere portato portato in discarica. Qualche giorno prima che ciò avvenisse li abbiamo recuperati e presi in carico. Le copie del film di Serra erano due. La prima era stata rifiutata dalla committenza, cioè dalla giunta regionale, perché considerata troppo pessimista sulla realtà della Sardegna. Ma Serra voleva dare un contributo insieme critico e costruttivo. Non fu capito. Quello di oggi, la nostra attenzione di oggi al suo straordinario lavoro, è un risarcimento».
Paola Ugo, la cui storia di studiosa inizia in Cineteca e continua alla Regione, ha ricostruito il percorso del film sulla base di documenti d'archivio. «Le copie – ha raccontato – in realtà sono quattro e Fiorenzo Serra ne avrebbe voluto fare anche una quinta, per migliorare il sonoro, restaurare le didascalie originali. Dal carteggio con la Regione emerge la delusione del presidente Deriu per il fatto che Serra impiega cinque anni a realizzare il film. Ci sono le lettere di Serra alla Regione che hanno un crescendo drammatico. E le lettere di Zavattini. Gli archivi sono fondamentali, conservano i documenti che censurarono e fecero sparire il film, ma oggi quelle stesse carte lo hanno fatto rinascere. Quindi, gloria agli archivi».
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