La vita del 63enne è appesa a un filo
Un proiettile è conficcato nel cervello, impossibile operare. Per i medici la situazione è disperata: serve un miracolo
NUORO. I medici dell’ospedale San Francesco che per tutto il giorno non lo hanno abbandonato nemmeno per un istante, lo definiscono un caso troppo difficile perché si possa operare. «Ci vorrebbe un miracolo, solo un miracolo» si lascia scappare uno di loro.
Il giorno dopo l’agguato a colpi di fucile che lo ha sorpreso nelle campagne di Perduisu, vicino a Gairo Taquisara, insieme all’amico e compaesano Fabrizio Ligas, Aldo Caboi, in un lettino del reparto di Rianimazione dell’ospedale lotta in quel sottile confine che divide la vita e la morte. Le sue condizioni di salute sono disperate: il proiettile, purtroppo, è rimasto conficcato troppo in fondo nel cervello. Ed estrarlo senza compromettere ulteriormente la situazione clinica già di per sè piuttosto grave, è praticamente impossibile. Che le condizioni dell’allevatore di Gairo fossero molto gravi, del resto, lo avevano capito gli stessi operatori del 118 allertati da alcuni pastori della zona che venerdì mattina avevano scorto Caboi steso a terra e sanguinante, a pochi metri da un fuoristrada.
Sono in netto miglioramento, invece, le condizioni di salute di Fabrizio Ligas, l’altro allevatore di Gairo che venerdì mattina è stato raggiunto dai pallettoni esplosi da almeno due persone a Perduisu. Dopo l’operazione subìta venerdì, che è servita per estrargli i pallettoni che lo avevano ferito al braccio sinistro, i medici dell’ospedale di Lanusei lo hanno giudicato fuori pericolo. «L’operazione è andata bene, non corre più alcun rischio», hanno detto al termine dell’intervento, mentre i familiari del giovane allevatore si stringevano loro intorno.
A diversi chilometri di distanza, intanto, Gairo e la sua frazione di Taquisara, anche ieri continuavano a interrogarsi sul perché di tanta violenza. Sui motivi che hanno spinto di buon’ora almeno due persone a imbracciare un fucile, nascondersi dietro una roccia e alcuni cespugli, ed esplodere diversi colpi di pallettoni contro il pick-up dei due allevatori che venerdì mattina stavano raggiungendo le loro mucche nel terreno comunale di Perduisu.
A farsi interprete dei sentimenti del paese, sulla sua pagina Facebook, ci ha pensato il sindaco di Gairo, Roberto Marceddu. In un “post” pubblicato on line, il primo cittadino lancia quello che definisce un “appello alla ragione delle persone”. «Come tanti cittadini – scrive – si è letteralmente scioccati nell'apprendere della notizia del tentato agguato di oggi. Dopo anni e anni che non si verificavano eventi delittuosi di questa portata, davvero si pensava fosse cessato il periodo nero della comunità gairese. Non si conoscono i motivi che hanno portato a tentare un duplice omicidio e non spetta certo ai cittadini o a un amministratore svolgere indagini, ma, alle forze dell'ordine all'uopo preposte. Ma si è preoccupati perché in una piccola comunità gesti come questi possono lasciare il segno e innescare faide e contrapposizioni delle quali non si ha davvero bisogno, non bastassero le difficoltà dei tempi che viviamo. Non è possibile che se pure ci fossero in campo prepotenze, sfide o contrapposizioni (pure legate a questioni meramente personali, di sconfinamento pascolo o ad altri motivi) le stesse vadano regolate a colpi di fucile ed attentando alla vita delle persone». «La violenza – aggiunge in conclusione il sindaco Marceddu – genera sempre violenza, tutti abbiamo famiglie, mogli, figli, parenti ed amici. Lasciarsi andare alla violenza provoca sempre altra violenza con effetti che alla lunga tutti quanti paghiamo, compresi quelli che assistono a questi tristi eventi. Mi auguro che non ci sia alcun morto e che questo fatto venga chiuso senza strascichi e senza vendette di alcun tipo. Diversamente, conosceremo altri momenti bui, di cui nessuno ha certo nostalgia e che, anzi, determineranno la fuga di molte persone e famiglie che non possono pensare di vivere in un contesto e clima di questo genere. Mi auguro prevalga il buon senso e la capacità di affidare alla giustizia ed agli istituti che la nostra società ci mette a disposizione la risoluzione di problematiche qualora irrisolte tra i privati. Ricordiamoci che con l'arroganza, la prepotenza, la sfida e altri atteggiamenti negativi non si va da nessuna parte. Non si trasferiscano anche alle persone care gli effetti devastanti della irresponsabile incapacità di gestire le relazioni con gli altri e svolte nell'ambito di un contesto sociale ove viviamo».
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