Abbanoa, nuovo addebito per gli utenti
Conguaglio da 70-100 euro sui consumi, così la società ha potuto approvare il bilancio in utile. Prevista la rateizzazione
CAGLIARI. I conti di Abbanoa non tornano, a rimetterli in linea devono essere gli utenti: 106 milioni di euro da recuperare fra chi era convinto di aver sanato ogni debito versando quando stabilito nella bolletta e che ora invece dovrà rimetter mano al portafogli. Si parla di una cifra una tantum tra i 70 e i 100 euro, una cifra media che la società concessionaria del servizio idrico integrato chiederà nei prossimi mesi ai clienti, coi tempi e i modi che verranno decisi, nel migliore dei casi attraverso una rateizzazione morbida. Un conguaglio, autorizzato dall’Autorità garante per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, ratificato dall’assemblea dei soci di Abbanoa e già nelle mani degli uffici di viale Diaz per la fatturazione, con l’indicazione di fare in fretta perché non c’è tempo da perdere. Come dire tutto legittimo, salvo ricorsi e pronunciamenti contrari di un tribunale cui gli utenti potrebbero rivolgersi per domandare se è normale chiedere ancora, quando si è già pagato. Legittimo e anche ampiamente previsto, perché i 106 milioni in fase di esazione sono stati già postati nel bilancio 2013 - quello chiuso a luglio scorso - e sono quelli che hanno garantito il raggiungimento dell’utile da circa 70 milioni, ampiamente sbandierato dai vertici di Abbanoa come risultato tangibile di un risanamento ormai avanzato: la differenza sulla tariffa è risultata decisiva per tenere i conti in ordine, almeno nell’ultimo esercizio finanziario. Quanto è avvenuto negli anni precedenti è ancora in parte da scoprire, visto che - lo sostiene il revisore contabile e l’advisor Deloitte & Touche, incaricato dall’autorità d’ambito - mancano all’appello atti e documenti necessari per ricostruire sino in fondo alcuni passaggi essenziali della storia finanziaria di Abbanoa.
Quella in corso non è certo un’operazione-simpatia, per Abbanoa: un balzello pesante che segue i 55 euro di cauzione, ora contestati anche dal parlamentare Mauro Pili: «La tassa sull’acqua imposta da Abbanoa è un’operazione maldestra alla quale bisogna opporsi in ogni modo - ha detto il rappresentante di Unidos - prima di tutto con l’istanza di annullamento in sede di autotutela e poi con il ricorso al tribunale civile». Pili annuncia l’avvio della mobilitazione nelle piazze per la distribuzione dei moduli dell’istanza legale di annullamento del provvedimento da inviare alla società che gestisce il servizio idrico.
«Le bollette con il deposito cauzionale - ha ribadito Pili - sono illegittime perché costituiscono un atto unilateralmente imposto che, in quanto posteriore alla stipula del contratto di erogazione del servizio idrico, risulta essere in palese violazione delle normative contrattuali vigenti e, comunque, viola il disposto del codice civile in materia. A questo si aggiunge che l’Unione Europea proibisce la richiesta di cauzione alle società che agiscono in condizioni di monopolio qual è appunto Abbanoa. L’addebito è un’imposizione di pagamento indebita e illegittima posto che non è fondata su alcun presupposto normativo perché si produrrebbe un ingiusto guadagno. In alcun provvedimento del Garante per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico è previsto l’obbligo a tale prelievo forzoso ai danni dei cittadini. È consentito solo che ciò possa verificarsi al concorrere di ipotesi eccezionali e comunque nel rispetto delle norme vigenti e del Codice civile. Per questi motivi - annuncia Pili - l’opposizione sarà durissima a questa nuova vessazione ai danni dei cittadini sardi. Prima con l’istanza di revoca e col ricorso all’autorità giudiziaria».
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