Decolla l’inchiesta sul Pai consegnato in ritardo di anni e chiuso poi in un cassetto
La Procura di Tempio valuta Piano d’assetto idrogeologico e mosse del Comune Affidato nel 2008, presentato nel 2011 e ignorato: “prevedeva” le aree a rischio
OLBIA. Lo studio sul Pai di Olbia venne affidato, senza alcun bando pubblico, al consulente storico del Comune. Un piano di assetto idrogeologico dimenticato per anni in un cassetto, prima d’essere bollato come inutile. L’ultima grana giudiziaria per tecnici e amministratori di Olbia è il piano di assetto idrogeologico, lo strumento di tutela ambientale e delle aree urbanizzate e industriali della città gallurese. Un piano che doveva integrare, a tutela del territorio e della popolazione, il nuovo Puc. Invece venne accantonato, nonostante nel Pai, sin dal 2011, venivano indicate le zone ad alto rischio idrogeologico per le esondazioni del bacino imbrifero della piana di Olbia. Un Pai ordinato nel 2008, che doveva essere consegnato tassativamente entro sei mesi e invece consegnato solo nel 2011 e oltretutto monco, solo parziale, e senza che mai venisse fatto alcun sollecito al tecnico, poi dimenticato dal Comune di Olbia per oltre due anni e riapparso, dopo la tragica alluvione del 18 novembre 2013, in una commissione urbanistica che nel febbraio scorso lo ha liquidato come inutilizzabile. Dopo aver già pagato 49 mila euro dei 160mila concordati per quel testo che doveva integrare il piano urbanistico comunale. L’indagine, avviate in sordina nel maggio 2014 dal procuratore della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi, riprende quota ora, con la conclusione degli accertamenti portati avanti dagli investigatori.
L’unico indagato per quella vicenda che, nel maggio scorso, appariva marginale rispetto al grosso delle inchieste su lutti e danni provocati dal ciclone Cleopatra, il progettista e ingegnere idraulico cagliaritano Michele Territo, decise di togliersi i sassolini dalle scarpe e raccontare la sua verità agli investigatori, tirando in ballo altri personaggi la cui posizione processuale è al vaglio del magistrato inquirente.
Gli elaborati, depositati in Comune nel novembre del 2011, vennero esaminati da tanti, tra amministratori comunali e tecnici, ma nessuno si sarebbe preoccupato di muovere obiezioni o sollecitare la conclusione dei lavori al tecnico esterno che, per la modica somma di 160 mila euro, avrebbe dovuto consegnare , già anni prima, un piano di riassetto idrogeologico che avrebbe salvaguardato vite umane e infrastrutture di Olbia e del suo territorio.
Il Pai fantasma, consegnato incompleto, è “sparito” per anni negli archivi comunali anche se quel progetto individuava, con diversi gradi di rischio e pericolosità, l’impatto che le esondazioni in caso di nubifragi e piogge intense avrebbero avuto sul territorio, sulla popolazione e sulle infrastrutture. Uno strumento indispensabile per pianificare l’assetto urbanistico del territorio e tutelarlo, tanto che la Regione Sarda ne impone l’applicazione al Puc.
Michele Territo consegnò quegli elaborati (nel novembre del 2011) al committente, l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Olbia Giovanni Antonio Zanda, che gli aveva conferito l’incarico nel 2008. Il capo dell’ufficio tecnico protocollò quel fascicolo e lo trasmise, tramite l’impiegato Antonio Marongiu, al presidente della commissione urbanistica comunale, Giorgio Spano, e all’assessore all’urbanistica, Carlo Careddu, informando il sindaco Gianni Giovannelli dell’avvenuta consegna di soltanto una parte degli elaborati. «Non conosco gli atti, tantomeno la vicenda processuale, per cui non ho alcun elemento per poter intervenire in questo caso», ha detto ieri Gianni Giovannelli.
Per oltre due anni quei piani sono rimasti dentro un armadio e nessuno, sinora, si è chiesto il perchè. Ma l’indagine avviata dalla procura potrebbe svelare l’arcano. Stando alle proiezioni sul territorio delle diverse aree di rischio idrogeologico individuate nel Pai di Michele Territo (un piano bocciato, nel febbraio 2014, dalla commissione urbanistica perché non redatto e sottoscritto anche da un geologo) l’applicazione di quel progetto di salvaguardia ambientale e umana avrebbe avuto un impatto devastante sul futuro edilizio di alcune macro aree di Olbia.
Limiti all’edilizia. Sarebbe infatti impossibile edificare migliaia di metri cubi nelle aree indicate come a rischio. Senza contare che, stando all’elaborato di Michele Territo zone come quelle del centro storico e in particolare le vie Lazio, Belgio, Romania e Cina (dove si sono avute le morti di quattro persone, tra le quali una bimba di due anni) risultano segnate in rosso, dunque ad alto indice di pericolo per le vite umane in caso di esondazioni. Alle stesse conclusioni erano arrivati i diversi tecnici incaricati dalla magistratura inquirente nell’esaminare l’impatto avuto dagli impluvi della piana alluvionale di Olbia in occasione del ciclone.
La reazione della Procura non si è fatta attendere. «Non confermo indagini in corso, tantomeno su casi delicati come l’alluvione», ha detto ieri il capo della procura della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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