Restano ancora aperti altri due fronti di indagine con nuovi nomi eccellenti
Presto consegnati anche i fascicoli sul Pai e sul deragliamento del treno a Enas Nei guai 2 dipendenti dell’Anas: non salvarono padre e figlio travolti dalla piena
OLBIA. All’appello finale mancano molti nomi. Che verranno a galla tra poco, quando saranno depositate le eventuali richieste di archiviazione o proroga di indagine, attese da indagati, legali e dalle parti lese. Alcuni di quei nomi sono già noti, come quello dell’ex governatore regionale Ugo Capellacci, che insieme con l’ex capo della Protezione Civile regionale Giorgio Cicalò e l’ex assessore regionale all’ambiente Andrea Biancareddu (e diversi altri funzionari) vennero indagati, in concorso tra loro, di mancato allarme alle popolazioni e omicidio plurimo colposo. Stessi capi d’accusa che hanno raggiunto il nutrito gruppo di sinora ignoti indagati la cui identità è coperta da un rigoroso segreto istruttorio imposto, all’avvio delle inchieste, dal capo della procura della Repubblica Domenico Fiordalisi.
Alle cinque inchieste chiuse ieri vanno aggiunte le altre due ancora aperte, la prima inerente il disastro ferroviario che fermò il trenino della Ferrovia dello Stato che viaggiava, il 18 novembre del 2013, tra Olbia e Enas. I 18 passeggeri e due ferrovieri rischiarono d’essere travolti dalla marea di acqua e fango, che aveva già eroso la massicciata rovesciando su un lato il pesante convoglio, quando decisero di lasciare il treno e incamminarsi, sotto la pioggia torrenziale, verso la stazioncina di Enas, distante dal punto in cui si era fermato il treno oltre un chilometro. Furono poi riaccompagnati a casa con autobus sostitutivi. La settima (e ultima in ordine di tempo) indagine riguarda il Pai di Olbia, lo strumento di assetto idrogeologico che doveva integrare e completare un Puc (il piano urbanistico comunale) ancora assente a Olbia. Per quella inchiesta, che sarà «chiusa entro dicembre», ha detto ieri il capo della procura Domenico Fiordalisi, sono stati denunciati alla magistratura il redattore del piano, l’ingegnere siciliano ma residente a Cagliari Michele Territo, e gli amministratori in carica a Olbia, dal sindaco Gianni Giovannelli al vice Carlo Carreddu (assessore all’urbanistica) compreso Costantino Azzena, il tecnico che ha sostituito al settore urbanistico Antonello Zanda, ormai da considerare plurindagato essendo inserito in quasi tutte le inchieste che riguardano l’alluvione di Olbia. C’è, ben evidenziato nelle indagini appena concluse, anche, secondo l’accusa, la mancanza di umanità e il disinteresse per la vita altrui, come nel caso dei due dipendenti dell’Anas che, quel maledetto pomeriggio del 18 novembre 2013 si trovavano sulla statale 127, a poche decine di metri di distanza da dove Francesco Mazzoccu e il figlioletto Enrico, aggrappati ad un palo sulla stradina di Raica, imploravano aiuto. I due, scrive il magistrato inquirente «omettevano di prestare loro qualunque assistenza, in particolar modo Salvatore Ledda, al quale Piero M. (un soccorritore, ndr,) chiedeva reiteratamente aiuto, si rifiutava di intervenire per completare la catena umana necessaria ad afferrare Francesco Mazzoccu e suo figlio Enrico, che, aggrappati a un palo, erano in procinto d’essere travolti (evento che si verificò, purtroppo, ndr,) dall’acqua di un fiume. Francesco Ignazio Tuffu - scrive il Pm Domenico Fiordalisi – dava a Salvatore Ledda la disposizione di non intervenire per soccorrerli». I due, sottoposti a provvedimento disciplinare (?) dai vertici dell’Anas, vennero “assolti” con gran clamore mediatico.
Una decisione che non ha minimamente influenzato l’attività giudiziaria, conclusa ieri l’altro. Ora le grane giudiziarie sono arrivate anche per Salvatore Ledda, il quale minacciò di prendere a «calci nel c...» quel disperato uomo che gli «rompeva i c... soltanto perché voleva salvare, da morte certa, un padre di 33 anni e il suo bambino di tre. Eroi dimenticati. Piero M., da quel giorno, vive nel rimorso di non aver potuto allungare le mani per strappare dalla fanghiglia quel bimbo e suo padre. Nessuno si è ricordato di lui, nella giornata della memoria, tranne la vedova e la mamma di quel bimbo, straziata dal dolore per la perdita dei suoi cari e offesa dall’indifferenza di due dipendenti dell’Anas. (g.p.c.)
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