Via Scaramella, linea dura dell’Aga Khan
L’ad si è dimesso per «motivi personali», ma da settimane Karim aveva deciso di sostituirlo. Confermati i licenziamenti
OLBIA. Scaramella lascia, in Meridiana nulla cambia. Anzi. Al suo posto arrivano tre finanzieri (stranieri) esperti di trasporto aereo. Con una missione: tagliare, tagliare, tagliare. A cominciare dai dipendenti, i cui licenziamenti sono tutti confermati.
Nella compagnia aerea di Olbia la svolta è dunque arrivata. Inattesa. Imprevedibile. Almeno per il resto del mondo. Perché l’Aga Khan - a leggere i tempi in cui è avvenuta e l’obbiettivo che ha - sa perfettamente che cosa vuole ottenere con questa mossa clamorosa: la salvezza (in extremis) della società. Con tutti i mezzi a disposizione, nel più breve tempo possibile.
I fatti parlano da soli. Ieri sera si è tenuto un cda straordinario. Roberto Scaramella ha presentato le dimissioni da ad, per «motivi personali». Subito dopo l’Aga Khan aveva già il nome del successore: Richard Creagh, irlandese, un passato da capo di AerLingus e Ukraine international airlines. Tutto troppo in fretta per non pensare che la decisione, nella testa di Karim, fosse stata presa da settimane. Almeno da quando Scaramella, nel negoziato di ottobre con i sindacati al ministero, era diventato un esubero (potenziale) come i 1634 (reali) che la compagnia ha annunciato.
Un solo episodio aiuta a capire. Quando il Governo propose una mediazione su due punti - che avrebbe allungato la trattativa fino alla prossima estate - lui e i sindacati accettarono. Una scelta che non piacque all’Aga Khan. Scaramella sapeva che quella decisione lo avrebbe portato a un passo dall’addio. Lo fece capire esplicitamente al ministro Poletti (Lavoro) e all’assessore regionale Deiana (Trasporti). Poi l’intesa saltò e, subito dopo quell’incontro al ministero, l’Aga Khan fece ripartire i licenziamenti.
Un’altra ragione dietro le dimissioni è collegata a quel passaggio cruciale e, forse, è stata ancora più decisiva. Scaramella e l’Aga Khan non avevano più la stessa visione. Il proprietario (che segue la compagnia giorno per giorno) non ha apprezzato il doppio binario: da una parte c’era il contenimento dei costi (con la cassa integrazione), dall’altra c’era l’apertura (e l’immediata chiusura) di numerose rotte da subito in perdita. Per l’ad voleva essere il tentativo di tenere Meridiana, in qualche modo, sul mercato. Non è andata bene.
Ci sarebbe una terza ragione, poi: le manifestazioni degli esuberi, le proteste dei sindacati. Ma il comunicato diffuso da Meridiana a cda concluso fa capire che nulla cambierà. Anzi, il taglio dei costi sarà più forte che mai.
«Il cda di Meridiana fly, in accordo con l'azionista, ha espresso l'intendimento di accelerare il processo di turnaround del business già positivamente avviato dal precedente management, confermando integralmente la procedura di mobilità coerentemente con quanto già annunciato dall'azienda - c’è scritto -. In particolare, la riduzione dei costi, il recupero di competitività e la stabilizzazione della situazione finanziaria saranno tra i principali obiettivi per costruire una Meridiana migliore e più forte».
La mission è una: salvare Meridiana. Che, secondo alcune indiscrezioni, ha chiuso il bilancio del 2014 con 50 milioni di perdite. E che ha quasi 200 milioni di debiti con i fornitori. È il tentativo finale per rimettere in sesto i conti, e infatti sono stati scelti tre stranieri. Tre specialisti di trasporto aereo e di finanza. Richard Creagh nel ruolo di Scaramella, affiancato da Colin Smith (esperto di finanza internazionale, consulente di Iberia, British, Gulf Air) e Fabian Bachrach (altro esperto di finanza, consilente delle compagnie per l’acqusizione e la dismissione di aerei). Tre professionisti che conoscono dove tagliare gli sprechi. Tre manager che parlano inglese.
E non a caso a condurre le trattative con i sindacati sui licenziamenti dovrebbe essere un italiano. Il più determinato, il più vicino a Karim: Marco Rigotti, confermato nel ruolo decisivo di presidente della compagnia.
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