Abbanoa, nuovo conguaglio in arrivo
Il progetto: fatturare la differenza tra la tariffa applicata nel 2005/2011 e quella concordata con l’autorità nazionale
CAGLIARI. Abbanoa prepara la stangata-ter del 2014: dopo i depositi cauzionali per tutti gli utenti del servizio idrico e il conguaglio da 106 milioni complessivi spalmato sulle bollette per i consumi 2012-2013, l’amministratore unico Alessandro Ramazzotti porterà al voto dei soci la proposta di affibbiare un nuovo superconguaglio che riguarda il periodo 2005-2011, calcolato sulla differenza riscontrata tra la tariffa applicata in quegli anni e quella concordata con l’autorità nazionale. Saranno i soci, in sostanza i Comuni, a valutare l’opportunità di colpire ancora una volta gli utenti di Abbanoa, vessati finanziariamente come non mai e soprattutto vittime di una sequela di disservizi impressionante. I conti dettagliati sull’ammontare della nuova gabella saranno illustrati dall’amministratore e dal direttore generale Sandro Murtas all’assemblea del 18 dicembre, quando si dovrà decidere con un voto palese sulla strenna natalizia da destinare ai cittadini sardi. Già oggi però si può fare una stima spulciando i dati dei bilanci, in base ai quali mancherebbero all’appello qualcosa come 400 milioni maturati nell’arco di sei anni. Cifra forse destinata a salire, almeno virtualmente. Ma anche a calare drasticamente, visto che i crediti di questo tipo decadono in cinque anni.
Considerato che dal possibile via libera dell’assemblea alla fase della fatturazione reale si andrà almeno al mese di gennaio inoltrato, i conguagli maturati tra il 2005 e il 2009 risulterebbero prescritti. Resterebbero gli ultimi cinque anni, come dire che l’importo da riscuotere o almeno da mettere in riscossione - e nel bilancio, aspetto fondamentale per l’azienda - oscillerebbe tra i 200 e i 250 milioni. Cifre da verificare, ma non lontane da una realtà che dovrebbe emergere già alle prossime comunicazioni ufficiali di Abbanoa, impegnata in un’autentica crociata contro creditori veri e presunti, che proprio in questi giorni si è concretizzata nell’incarico formale conferito a due studi legali - quelli di Giuseppe Macciotta e di Francesco Pisenti - destinati a portare nelle casse esauste della società di viale Diaz un primo lotto di consumi evasi per cinquanta milioni. Nel frattempo gli uffici hanno lavorato alacremente alla fatturazione dei contestatissimi depositi cauzionali: gli utenti hanno ricevuto o riceveranno a breve bollette per complessivi 35 milioni.
Si tratta poi di capire quale possa essere la cifra reale che Abbanoa incasserà tra ricorsi, class action annunciate e semplice renitenza al pagamento. L’imperativo è comunque uno solo: ricostruire un bilancio aziendale credibile, con riferimenti a voci attive reali e a crediti esigibili. Niente a che fare con le scritture sgangherate e affollate di vuoti finite negli ultimi anni nelle mani del revisore contabile, dei sindaci e dell’advisor Deloitte & Touche. Scritture che fra numeri inverificabili e molte carenze hanno comunque messo in evidenza una situazione finanziaria ai confini del fallimento. Evitato a luglio, tornato a livello di ipotesi in questi giorni su iniziativa della Procura di Cagliari, spauracchio sempre vivo davanti agli occhi degli amministratori impegnatissimi a diffondere informazioni rassicuranti sullo stato finanziario di Abbanoa, con l’appoggio esterno ma molto convinto dell’assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda, che ha fatto del risanamento di Abbanoa un progetto centrale del suo mandato. Pesa sul tentativo di salvataggio in corso l’esito ormai prossimo dell’inchiesta giudiziaria condotta dal pm Giangiacomo Pilia, che potrebbe rimettere in discussione molte cose.
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