«Il sindaco mi offrì 500 euro per uccidere»
Tangenti nel Sulcis, un pescatore conferma in tribunale la volontà di vendetta di Adriano Puddu
CAGLIARI. Un omicidio low-cost, cinquecento euro per far fuori un giovane che giorni prima s’era permesso di scontrarsi con suo figlio. A proporre l’affare è stato Adriano Puddu, l’ex sindaco di Portoscuso finito in tribunale per l’ormai celeberrima vicenda di sesso e tangenti che ha scandalizzato il Sulcis e mezza Italia a cavallo del 2011. Non è una novità assoluta: la circostanza è agli atti del processo e alla scorsa udienza un testimone aveva già raccontato ai giudici di come Puddu cercasse qualcuno pronto a fare giustizia sommaria del suo nemico. Ieri è arrivata una conferma piena, il pescatore Giovanni Desogus ha riferito con chiarezza, sollecitato dal pm Daniele Caria, del contatto avuto col sindaco e delle parole usate da Puddu per convincerlo a rendergli il servizio: «Mi ha chiesto se potevo fare fuori Alessandro Puddu - ha ricordato il pescatore - mi ha offerto 500 euro e lo può dire anche lui» ha concluso indicando l’ex sindaco seduto nella prima fila di banchi, nell’aula del tribunale.
I difensori Ivano Iai e Giuseppe Andreozzi hanno cercato di chiarire l’episodio, invitando Desogus a specificare meglio le parole usate da Puddu. Ma il testimone non è arretrato di un centimetro: «Ho detto la verità, le cose sono andate in questo modo». In altri termini il reato commesso dall’ex sindaco di Portoscuso sarebbe - se il tribunale valuterà in questo modo i fatti - l’istigazione a commettere un delitto. Un’accusa che è già nel capo d’imputazione e che va ad aggiungersi alla sterminata lista di cui Puddu deve rispondere: corruzione, concussione sessuale e violenza sessuale per abuso di potere, oltre che voto di scambio e falso. Puddu è accusato di essere stato il centro motore di un giro di tangenti che ruotava attorno al parco eolico che la Portovesme srl intendeva realizzare in un’area di verde pubblico alla periferia del paese. Partendo da quei fatti, il Nucleo investigativo del Corpo forestale al comando del commissario Ugo Calledda finì per portare alla luce una vicenda torbida, a base di favori sessuali legati agli aiuti sociali: Puddu avrebbe avrebbe fatto ottenere sussidi economici a giovani del paese che gli si concedevano. Resta in piedi poi la vicenda della tangente da novemila euro: stando alle accuse l’ex primo cittadino aveva ricevuto la mazzetta dall’amministratore delegato della fabbrica, Carlo Lolliri che - accusato di concorso in corruzione - è stato però assolto in appello, liberandosi della condanna a un anno e quattro mesi inflitta in primo grado. Una sentenza che potrebbe rimettere in discussione su questa circostanza la posizione di Puddu. (m.l)
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