La Nuova Sardegna

Inchieste, gli indagati stupiti ma sereni

di Giampiero Cocco
Inchieste, gli indagati stupiti ma sereni

I sindaci di Olbia e Arzachena: abbiamo agito al meglio. Altana: quella notte ho salvato la vita a tanti

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TEMPIO. All’indomani della conclusione di buona parte delle indagini avviate dopo la disastrosa alluvione del 18 novembre 2013 affiorano le prime perplessità.

Gianni Giovannelli, il sindaco di Olbia che risulta indagato in tre distinti procedimenti ma tutti inerenti lo stesso evento, attende fiducioso di «conoscere a fondo gli atti» che lo riguardano «certo – sostiene – d’aver agito nel pieno rispetto delle leggi e a tutela della popolazione che rappresento». Stessa posizione per il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda, il quale attraverso i suoi legali, gli avvocati Gerolamo e Filippo Orecchioni, ribadisce il suo «profondo rispetto per il lavoro della magistratura, alla quale forniremo ampia documentazione che attesterà la perfetta regolarità dell’operato in quelle tragiche e drammatiche ore di emergenza». Una posizione molto singolare è quella dall’avvocato Marzio Altana, legale di lungo corso e uomo politico conosciutissimo non soltanto in Gallura che, in questa complessa (e ancora tutta da definire) vicenda processuale, riveste il duplice ruolo di difensore e indagato.

Assiste infatti uno dei 29 indagati e nella sua veste di ex assessore all’urbanistica del Comune di Olbia è finito nel calderone giudiziario, per il tombamento dei canali.

«In ossequio alla legge rinuncerò all’incarico di assistere l’ingegner Michele Territo (il relatore del Pai, indagato per i ritardi nella consegna dei piani di assetto idrogeologico, ndr,) ma intendo sin d’ora precisare che mi sorprende il singolare indirizzo che hanno assunto le indagini. Da ex assessore della giunta di centodestra guidata dal sindaco Gianni Giovannelli sono stato il primo, e sicuramente l’unico, ad occuparmi delle problematiche relative alla canalizzazione di rii e corsi d’acqua che attraversano la città di Olbia, le periferie e le frazioni di Murta Maria e Pittulongu. Disposi l’ampliamento e la sopraelevazione di diversi ponti e sovrapassi nei quali l’onda di piena del 18 novembre 2013 è passata indenne. Io stesso, quel giorno, ho subìto notevolissimi danni alle mie proprietà perché, in quelle drammatiche ore, ero impegnato a salvare con i miei mezzi privati la vita di diversi concittadini». Marzio Altana, ieri, ha affidato la sua difesa agli gli avvocati Gerolamo e Filippo Orecchioni.

Le prime reazioni arrivano anche dai patrocinanti di parte civile, primo tra tutti il cassazionista Mario Perticarà, che sostiene l’accusa privata per conto delle figlie di Anna Ragnedda, una delle anziane rimaste uccise nel passaggio del ciclone Cleopatra.

«Le conclusioni alle quali è arrivata, sinora, la magistratura inquirente ci lascia fortemente perplessi. In questa prima tornata mancano diverse posizioni processuali riguardanti, ad esempio – dice l’avvocato Perticarà – gli accertamenti tecnici e investigativi effettuati sull’assetto edilizio e urbanistico della città, che con i suoi 17 piani di risanamento ha sanato le situazioni di totale abuso edilizio ma non eliminato o modificato le palesi violazioni poste a tutela del territorio con normative di indirizzo idrogeologico. Una aspetto che, alla luce degli eventi, si è rivelato una delle concause della tragedia che, in particolar modo, ha colpito le mie assistite con la morte della madre».

Nelle prossime ore sono attese le dichiarazioni dei legali dei 29 indagati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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