Meridiana: nuovi capi, tagli più pesanti
Il presidente Rigotti accoglie il manager che ha sostituito Scaramella e gela tutti: «Il processo di ristrutturazione accelera»
OLBIA. Richard Creagh è sbarcato ieri a Olbia alle 10,30, proveniente da Milano. Accompagnato dagli altri due nuovi manager (Colin Smith e Fabian Bachrach) e dal presidente (riconfermato) Marco Rigotti, il nuovo ad di Meridiana, accolto da un gruppo di magliette rosse in festa per l’addio del predecessore Roberto Scaramella, non ha perso tempo e ha messo al lavoro tutti gli uffici per avere dati, numeri, contratti.
Il mandato che gli ha affidato l’Aga Khan è del resto chiaro, netto. È quello di tagliare - e in fretta, fattore che appare cruciale - tutto ciò che si può. Dai dipendenti agli altri costi. Per capire due cose. La prima: ci sono margini perché la compagnia, dopo i licenziamenti (confermati), possa stare in piedi senza altri soldi di Karim? La seconda: in caso contrario si affacciano due ipotesi, che sono o la vendita al Qatar o - nella peggiore delle ipotesi - la chiusura.
Una linea dura, durissima. Era così anche prima del ribaltone di 24 ore prima. È stata ribadita ieri mattina da Rigotti, l’uomo più vicino all’Aga Khan, quello che maggiormente ne interpreta le volontà imprenditoriali. Il presidente ha prima incontrato i sindacati, riuniti con Paolo Carcone (direttore relazioni industriali, anche lui confermato “con pieni poteri”) sulla gestione dei 1634 esuberi; poi, caso raro, visto che parla pochissimo, anche i giornalisti.
In tutt’e due le occasioni, Rigotti ha detto che, dopo il cambio al vertice della compagnia, nulla cambia. Anzi, il processo di «ristrutturazione accelera» (testuale). «Non c’è nessuna retromarcia, nessun cambio di opinione - dice il presidente della compagnia aerea -. L’obbiettivo principale è il recupero della competività. I licenziamenti sono una parte essenziale di questo processo, ma non esauriscono il compito di ridurre i costi».
Questo è un punto essenziale per comprendere la crisi di Meridiana e i tanti malintensi che hanno caratterizzato questi mesi. «Chi pensava che il problema fosse Scaramella, si sbagliava», per dirla con Franco Monaco (Filt-Cgil). Perché i licenziamenti sono «irrinunciabili» dice secco Rigotti. Li ha decisi l’Aga Khan. «È spiacevole per chiunque prendere questa decisione, ma non abbiamo altra scelta - scandisce Rigotti -. I sindacati, tutti i sindacati, sapevano che questo era il percorso. Avevamo firmato un accordo nel 2011: prevedeva quattro anni di cassa integrazione, già fatti, e poi la mobilità».
Porte chiuse a ogni trattativa? Nessuna possibilità di ridurli? Alla domanda dell’Usb, «bloccherete i licenziamenti», Rigotti ha risposto: «No». Ai giornalisti, di sua iniziativa, ha detto: «C’è un dato che dice tutto. Abbiamo 600 assistenti di volo, di cui 400 assunti con le cause; per farli lavorare tutti ci vorrebbero 60 aerei. È evidente a tutti che non possiamo permettercelo». Non cita né i piloti, né quelli del terra. Una mossa tattica per spaccare i sindacati? O la semplice analisi dei dati all’origine dei maxi licenziamenti, con possibili aperture al recupero di personale? Solo i prossimi giorni lo potranno dire.
Ma i tagli al personale non sono l’unico obbiettivo. Ci sono anche quelli ai costi. Affidati dall’Aga Khan a Creagh e agli due manager stranieri. Tre esperti di trasporto aereo, e di finanza. Abituati a risanare le aziende. Il loro lavoro servirà, insieme ai licenziamenti, per comprendere se Meridiana «può tornare competitiva in un mercato dominato dalle low cost» dice sempre Rigotti. Se lo sarà, bene per tutti, licenziati a parte. Se non lo sarà, la compagnia sarà piccola, massimo 4 aerei (più quelli di Air Italy). Allora, forse, un compratore potrebbe esserci: il Qatar su tutti. Altrimenti il futuro disegnato dall’Aga Khan potrebbe prevedere anche la chiusura. Rigotti l’aveva detto, ieri ha risposto solo a una domanda. «Falliremo? No, questo no».
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