«Le critiche all’Aga Khan e a Olbia? Senza pudore»
OLBIA. #meridianasiamonoi è stato l’hashtag più incisivo della battaglia delle magliette rosse contro i licenziamenti. Una parte di Meridiana, però. Molto creativa, combattiva, arrivata ad avere 200...
OLBIA. #meridianasiamonoi è stato l’hashtag più incisivo della battaglia delle magliette rosse contro i licenziamenti. Una parte di Meridiana, però. Molto creativa, combattiva, arrivata ad avere 200 manifestanti sotto la palazzina, quasi tutti assistenti di volo più qualche pilota. La maggioranza silenziosa della compagnia – 696 dipendenti a Olbia sui 1742 totali, il 40% della società dell’’Aga Khan – non aveva mai detto nulla. Né in assemblea, né con comunicati. Solo telefonate ai giornali: «Parlate di noi, ci siamo anche noi». Ma niente nomi e cognomi. Ora c’è chi ha deciso di farlo. Gigi Carbini, olbiese, comandante di Meridiana. Che va contro chi manifesta e organizza la marcia a Parigi contro l’Aga Khan, e va a favore – lui pilota – dei dipendenti del terra e di quelli delle basi di Olbia e Cagliari, i vecchi Meridiana. È l’hashtag #anchenoisiamomeridiana?
«Penso di poter parlare a nome di buona parte dei miei colleghi sardi – attacca Carbini, un passato anche da politico nella destra sociale –. C’è un comportamento irresponsabile di alcuni sindacati. C’è una mancanza di rispetto personale nei confronti del principe Aga Khan che è incredibile visto che, per anni, non ci sono mancati né i diritti né lo stipendio. C’è una mancanza di pudore incredibile. Perché improvvisamente siamo diventati tutti sensibili ai temi sociali, tutti cattolici, usando le disgrazie vere altrui, dai pastori ai minatori. Per anni non sapevamo neanche cosa fossero le altre realtà della Sardegna, e quando qualcuno è venuto a protestare a Olbia, all’aeroporto, ce la siamo pure presa».
Carbini vuole difendere Olbia, gli olbiesi. La base della compagnia: 67 piloti, 222 assistenti di volo, ben 407 amministrativi, 360 tecnici dell’hangar. «Olbia non merita di essere usata – spiega Carbini –. Lo sanno tutti, anche il Palo, quello in cui si è ormai stampato il collega Andrea Mascia. Al quale dico: “Chiedi scusa a Olbia per le dichiarazioni in cui hai sostenuto che la città non è stata solidale con i dipendenti di Meridiana”. E perché avrebbe dovuto esserlo? Non si può chiedere aiuto, quando ce ne siamo sempre fregati di tutto. Dove erano i dipendenti di Meridiana quando chiudevano le altre aziende di Olbia? Quando chiudeva la Provincia?Quando chiudeva il tribunale, a loro tanto caro, a Olbia? Le loro accuse gratuite alla freddezza degli olbiesi sono un’offesa. Anche perché è fatta da chi, arrivando a lavorare qui da Roma, da Milano, dal Veneto, ci chiamava trogloditi, a noi olbiesi e sardi».
«Realisticamente il mondo è cambiato e, volenti o nolenti, l’azienda ci sta chiedendo dei sacrifici economici. Che dobbiamo accettare – attacca il comandante –. Perché è l’unico modo per salvare l’azienda, per farla restare in Sardegna. Se però i sindacati, sempre alcuni, non vogliono trattare perché hanno altri obbiettivi, ci troveremo davanti a un’unica soluzione, così come le ultime mosse dell’Aga Khan hanno chiarito perfettamente: la chiusura di Meridiana. Gli esuberi ci sono, come è possibile negarlo? E sono stati determinati dalla fusione con Eurofly, compagnia prossima al fallimento che Meridiana ha salvato a caro prezzo. E perché ci sono state centinaia di cause per l’assunzione di chi aveva fatto pochi mesi nella compagnia. E allora ora tutti contro l’Aga Khan; tutti, anche chi, per anni, ha usato Meridiana come se fosse un bancomat. Come se fosse cosa sua. Meridiana non è di nessuno, se non dell’Aga Khan, ma se proprio vogliamo metterla su questo piano è di Olbia e della Sardegna. E allora l’azienda faccia una cosa giusta nell’interesse dei dipendenti più deboli: spacchetti i tavoli, parli del settore terra a parte, e porti le trattative a Roma, senza farsi condizionare. Salvi il salvabile: è quello che Olbia, credo, vuole».
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