La Nuova Sardegna

Trasporti, via alla mobilitazione

Cgil, Cisl e Uil contestano la giunta sul futuro di ferrovie, linee Arst e Saremar

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CAGLIARI. Tre azioni da evitare altrimenti i trasporti pubblici finiranno nel caos: tagliare, ridimensionare e privatizzare. A muso duro l’hanno detto cinque sindacati – Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Faisa e Ugl – alla Regione. Sono pronti a mobilitarsi, con la convocazione degli stati generali, se «dalla Giunta regionale non arriveranno, in tempi brevi, risposte concrete sul futuro dell’Arst, i finanziamenti devono essere confermati, della Saremar, che non può essere svenduta ai privati e sul contratto di servizio con Trenitalia, a cominciare dal giallo infinito del pendolino Cagliari-Sassari ancora senza collaudo». Sull’Arst la posizione è chiara e netta ha detto: «Parliamo di un’azienda della Regione con i conti a posto e che da due anni produce utili. All’improvviso non possono essere tagliati i fondi a un’impresa impegnata non solo a garantire un servizio essenziale ma anche a rinnovare il parco mezzi, in parte con una età media di nove-dieci anni, contro i sette dell’Europa, ma in alcuni casi anche vicina ai vent’anni di servizio». I sindacati, come scritto nel documento unitario, sono decisi a scendere in campo anche per fermare la privatizzazione della Saremar, la compagnia marittima della Regione: «Dopo la disastrosa avventura della Flotta sarda – hanno scritto – voluta dalla precedente Giunta, da quella in carica è stata avviata una procedura forzosa e frettolosa per far fronte alla condanna di pagare 10 milioni all’Unione Europea proprio per quell’assurdo esperimento». Secondo i sindacati, gli errori della politica «non possono ricadere sui lavoratori e sul futuro dell’azienda». Infine, nel pacchetto delle rivendicazioni c’è la storia infinita della convenzione con Trenitalia e l’entrata in servizio del pendolino: «Il treno è fermo a Cagliari senza essere collaudato da oltre 100 giorni e rischia di diventare l’ennesima prova che non esiste una strategia per i trasporti pubblici». Con il rischio che senza autobus e treni, il processo della desertificazione delle zone interne abbia un’accelerata, è la denuncia dei sindacati.

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