La Nuova Sardegna

La paura che muove le storie Dario Argento si racconta

di Alessandro Marongiu
La paura che muove le storie Dario Argento si racconta

Un’autobiografia che ripercorre vita privata e impegni professionali Testimonianza di un’epoca della storia del cinema purtroppo finita

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Poco importa che l'aneddoto sia vero: la chiave di volta per la sua vita e la sua carriera sarebbe arrivata un giorno d'estate su una spiaggia tunisina, quando il sole cocente e il couscous appena mangiato gli avrebbero procurato in primis una congestione, e poi, soprattutto, delle visioni talmente intense che sarebbe riuscito a liberarsene solo scrivendo la sceneggiatura per un film: quello che i produttori volevano affidare all'inizio a Tessari e poi a Terence Young e che invece, grazie all'aiuto del padre Salvatore, riuscì alla fine a dirigere da sé. Si diceva: poco importa che i fatti che portarono alla realizzazione de "L'uccello dalle piume di cristallo" siano realmente questi, anche perché l'aneddoto è così bello che la sua veridicità, a ben vedere, è irrilevante. E nel tempo, più o meno volontariamente, i dettagli su questa e una miriade di altre vicende sarebbero stati alterati dalla sua stessa voce: in fondo un mito si costruisce anche così, confondendo le acque.

Del resto, e lui lo ribadisce una volta di più in Paura, la sua appassionante autobiografia (Einaudi, 358 pagine, 19,50 euro), ciò che ha sempre interessato più di ogni altra cosa Dario Argento è raccontare storie. Con dentro i risvolti più oscuri dell'animo e della psiche umani, magari; attraverso pellicole sempre avulse dal contesto socio-politico contemporaneo (il regista, non a caso, ne parla come di fiabe) e sempre sottoposte alla tortura della censura, magari; ma nient'altro che questo: storie.

Argento, ispirandosi alla sincerità estrema di "Lanterna magica", l'autobiografia del collega Bergman, non si risparmia: nel suo libro trovano posto i momenti esaltanti (l'intervista a John Houston quand'era giornalista, i primi successi, la nascita delle figlie) e quelli dolorosi (i difficili rapporti personali e lavorativi, la depressione, la bancarotta provocata da un amministratore scriteriato). E ora che Argento ha settant’anni e nonostante sia da circa trenta che non realizza un film perlomeno decoroso, essendo l'ultimo, "Phenomena", altro non gli si chiede: che continui a raccontare, a raccontarsi e, in qualche misura, a raccontarci. Visto che l'ispirazione sul set pare ormai averlo abbandonato del tutto, le pagine di "Paura" rappresentano un ottimo succedaneo: perché permettono, a chi certi episodi li conosce già e specialmente a chi li leggerà per la prima volta, di tuffarsi un'esistenza del massimo interesse, in una carriera toccata dal genio, in un mondo, quello del cinema italiano e internazionale, ormai scomparso e di cui è un dovere, oggi, lamentare la mancanza e piangere il ricordo.

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