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Christie’s: messa all’asta una rara Dea madre

di Luca Rojch
Christie’s: messa all’asta una rara Dea madre

L’opera risale a prima del 2500 avanti Cristo e vale oltre un milione di euro La scultura di età prenuragica sarà messa all’incanto l’11 dicembre a New York

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SASSARI. Un pezzo pregiato di identità dell’isola finisce all’asta. Non un banale modo di dire, ma il capolavoro di un’artista prenuragico a portata di mouse. Nel mercatone globale del web tra patacche e offerte speciali viene messa in vendita anche la statua di una Dea madre.

Basta avere un portafoglio adeguato e la voglia di investire su un’opera d’arte unica che arriva da 4500 anni fa. La data dell’asta è già fissata. L’11 dicembre a New York nella sede di Christie's, Rockefeller Plaza, verrà messa in vendita una statua di marmo dalle forme morbide e levigate che raffigura una Dea madre. L’opera appartiene alla “Cultura di Ozieri” e risale a prima del 2500 avanti Cristo. Per chi fosse interessato a farla sua il valore viene stimato tra gli 800mila dollari e il milione e 200mila.

La prestigiosa casa d’aste internazionale mette in vendita la preziosissima scultura prenuragica alta 34 centimetri. Qualcosa più di un pezzo pregiato di arte, storia e cultura della Sardegna. Il simbolo della religiosità di chi abitava nell’isola nel III millennio prima di Cristo.

L’affarone. Il sito di aste con assoluta precisione e trasparenza fa riferimento anche ai proprietari che la tenevano nel salone di casa. E ora hanno deciso di privarsene per fare un po’ di cassa. Tutto è consultabile on-line nel sito di Christie’s. E ci si può già prenotare via web per fare un’offerta su internet dal proprio computer. La statua è l’oggetto più pregiato di un lotto composto da una decina di sculture e vasi espressione delle diverse culture mediterranee. Una specie di viaggio nella storia.

La legge. La dea madre è un pezzo pregiatissimo. Ma è difficile capire come la statuetta di marmo sia finita all’asta a New York. E complicato anche stabilire se la vendita possa essere bloccata in qualche modo. La legge prevede che se i proprietari possiedono il bene da almeno oltre un secolo possa essere messo sul mercato. In caso contrario saranno i carabinieri a intervenire e a stabilire se la detenzione e la commercializzazione della scultura sia possibile. A regolare il mercato economico dei reperti c'è una legislazione complessa. La prima norma che vietava la vendita di quello che si ritrovava sottoterra è stata una legge del 1909. Chi possedeva pezzi del patrimonio storico e artistico italiano prima di quella data può metterli all’asta. In altre parole spesso le opere finiscono sul mercato dei collezionisti privati, anche se sono reperti archeologici, senza che venga infranta nessuna legge.

E qualche volta ad avere la colpa è lo Stato. Come quando alla fine dell’Ottocento lo Stato rifiutò di comprare la collezione di reperti archeologici di un privato, monsignore dell’arcidiocesi di Sassari Luigi Sclavo. Nelle sue mani una delle più grandi dell’isola. Come racconta lo storico Alessandro Ponzelletti, gli eredi proposero allo Stato di acquistare i pezzi pregiati, ma l'affare non si fece mai e le opere finirono tra le mani di altri privati.

Il precedente. Non è la prima volta che pezzi pregiati vengono messi all'asta. A luglio la galleria Royal Atena aveva messo in vendita su internet cinque bronzetti nuragici. Le opere venivano offerte per cifre che oscillavano tra i 6,500 e i 37mila dollari. In quel caso era scoppiata una polemica che aveva visto tanti politici scendere in campo per fermare l’operazione. Ma dopo quell’episodio le leggi che in Italia e all’estero regolano la vendita di questi reperti non sono state modificate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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