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Il cassintegrato meridiana sulla torre

Guadagna 6mila euro al mese: «È vero, ma io lotto per i colleghi»

di Alessandro Pirina
Guadagna 6mila euro al mese: «È vero, ma io lotto per i colleghi»

OLBIA. Da 40 giorni vive sulla torre che domina l’aeroporto di Olbia. Da un mese e mezzo passa le sue lunghe giornate a osservare la città a 37 metri di altezza. Una protesta a oltranza, la sua, per...

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OLBIA. Da 40 giorni vive sulla torre che domina l’aeroporto di Olbia. Da un mese e mezzo passa le sue lunghe giornate a osservare la città a 37 metri di altezza. Una protesta a oltranza, la sua, per dire no al licenziamento suo e a quello di 1.633 colleghi. Andrea Mascia, l’uomo del palo, è diventato il simbolo della rivolta delle magliette rosse di Meridiana. Tutti lo cercano: stampa, tv, politici, sindacati, studenti. Più o meno quello che accadde qualche anno fa all’Asinara con l’Isola dei cassintegrati ideata dagli operai della Vinyls di Porto Torres. Un’attenzione mediatica che, però, ora si è spostata anche sul suo stipendio, sui soldi percepiti dall’azienda mentre lui se ne sta barricato sul palo. “Il duro della protesta in cassa integrazione a 6mila euro al mese”, titolava ieri il Giornale di Sallusti. Un articolo che lo ha amareggiato parecchio. «La stampa, al di là di quella che è la sua ideologia, dovrebbe centrare il cuore del problema – attacca il pilota –. Il Giornale non lo ha fatto, perché anziché prendere di mira me, avrebbe dovuto parlare di un’azienda che sta licenziando 1.634 persone».

Mascia non nega che il suo stipendio pesi molto di più di quello di un metalmeccanico, che tra la sua cassa integrazione e quella di un operaio o di un minatore ci sia una differenza abissale. «Sono un comandante con 27 anni di servizio – racconta –. Sono uno che ama questa compagnia, che ha dato il cuore all’azienda. Nella mia carriera sono andato in malattia solo un paio di volte per la febbre e due anni fa perché mi sono procurato una frattura al piede mentre salivo sulla scaletta dell’aereo. Ho sempre lavorato, suscitando anche le ire di molti colleghi, perché io all’azienda ho sempre detto sì. Alle mie esigenze anteponevo sempre quelle della compagnia. Dunque, non ho nulla di cui vergognarmi e invece oggi vengo messo in croce». Mascia conferma di ricevere in cassa integrazione una cifra importante, tra i 5.600 e i 6.100 euro. «Verissimo. Come è vero che due anni fa arrivai a ricevere uno stipendio di 11mila euro. Ma in quel mese fui impiegato per 23 giorni e 93 ore di volo. Quello fu un mese particolare però: alla fine il reddito annuo fu di 53mila euro». Mascia, dunque, non ha problemi a rendere pubblico la sua busta paga. «È proprio questo che dovrebbe far capire cosa c’è alla base della mia protesta, della decisione di asserragliarmi sul palo. La mia posizione può essere assimilata a quella di un medico ospedaliero, visto che la nostra condizione economica è assai diversa da quella di un operaio. Cos’è che potrebbe spingere un chirurgo o un comandante a salire su una torre se non la volontà di lottare contro qualcosa che è ingiusto? Io ho 57 anni, 27 di carriera, un buono stipendio, una bella casa frutto del mio lavoro e di un’eredità, eppure da 40 giorni sono qui a 37 metri di altezza a dire no a 1.634 licenziamenti. O sono matto o amo il mio lavoro e la mia azienda. Ebbene, la risposta giusta è la seconda, perché io ancora oggi, nonostante tutto, amo Meridiana. Un’azienda bistrattata dalle istituzioni e spolpata dai suoi management. Quelli degli ultimi anni, però. Certo non era così con l’ex amministratore delegato Gianni Sebastiani. Lui sì che era il comandante di questa azienda, l’ultimo grande leader di Meridiana. Dopo di lui nessuno ha preso il suo posto e così si è passati da un’azienda quasi familiare in cui non ti chiedevano neanche il tesserino a una ostile che arriva addirittura a innalzare muri con filo spinato». Dopo 40 giorni il comandante, cagliaritano d’origine, ma ormai adottato dalla Gallura, non ha nessuna intenzione di lasciare il palo. «Vedere 400 studenti che vengono sotto la torre perché vogliono parlare con te è un’emozione pazzesca, come anche il gruppo di ragazzi sassaresi con un deficit mentale che viene a Olbia per conoscere l’uomo che sta sul palo. Per non parlare della visita degli operai di Alcoa, gente che soffre da mille anni. È stato in quel momento che con Alessandro Santocchini, l’assistente di volo che ha diviso il palo con me per 25 giorni, abbiamo deciso che uno dei due sarebbe dovuto scendere per allargare la protesta e dare vita a quella grande marcia unica che nei giorni scorsi ha percorso tutta l’isola».

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