L’abbraccio con il presidio dei dipendenti di Meridiana all’aeroporto di Cagliari
Gli esuberi Meridiana sono una trentina. Lo aspettano in religioso silenzio e quando Maurizio Landini appare nella zona “arrivi” dell’aeroporto, gli consegnano subito una delle loro magliette rosse....
Gli esuberi Meridiana sono una trentina. Lo aspettano in religioso silenzio e quando Maurizio Landini appare nella zona “arrivi” dell’aeroporto, gli consegnano subito una delle loro magliette rosse. Non è solo il colore a unire l’ospite a chi, seppure iscritto a un altro sindacato, combatte per difendere quanto c’è di più inviolabile per il segretario della Fiom: il lavoro. Ammette, Landini, di conoscere poco o nulla della vertenza, non è il suo campo di battaglia, ma gli basta poco per capire. Quando sente parlare di esternalizzazioni e società intrecciate che vengono svuotate e poi riempite, dice: «È uno dei tanti problemi nazionali. Oggi alle imprese è permesso fare quasi tutto. Anzi, proprio il Governo vuole dare ancora più potere agli imprenditori e lo farà con progetti che sembrano presi in prestito dalla Confindustria». Gli chiedono, a gran voce, di diventare un ambasciatore della vertenza, perché aggiungono «il Governo finora è sfuggito alle responsabilità e non tratta Meridiana come un caso nazionale». Landini risponde sì e lo fa anche quando lo sollecitano di mettere una buona parola col segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso. «Lo farò – dice – perché siamo davanti a un’altra azienda che vuole rigenerarsi senza tener conto dei diritti dei lavoratori. Da mesi sento gli stessi discorsi da una parte all’altra dell’Italia: a pagare il prezzo più alto sono sempre i dipendenti ed accade quando chi governa non ha una strategia o peggio ancora non pretende dalle imprese piani industriali chiari». L’ultima stretta di mano è forte: «Mi occuperò di voi».
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