La Nuova Sardegna

Nel Paese dei ghiribizzi i bambini sono speciali

di Roberta Sanna
Nel Paese dei ghiribizzi i bambini sono speciali

Bruno Tognolini ha presentato il suo libro a Tuttestorie

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CAGLIARI. Quando il ghiribizzo salta in mente, spesso muove il corpo, lo fa balzare, rumoreggiare o danzare senza un chiaro motivo. Insomma non fa stare “composti”, come si raccomanda ai bambini “troppo vivaci”. Anche le parole, quando suonano bene, saltano in testa, e, particolarmente in quelle degli scrittori, catturano significati e generano storie. Senza un chiaro motivo, al primo sguardo. Ma quando più di un anno fa il termine ghiribizzo è balzato agile nella mente di Bruno Tognolini e poi dell’illustratrice Giulia Orecchia e ha cominciato a generare storia e immagini, ha messo in moto, insieme a fantasia ed allegria, anche contraddizioni, e dubbi. Perché nella cosiddetta “troppa vivacità” può esser vista e diagnosticata l’iperattività, una sindrome curata con tanto di farmaci. Così, dietro “Il ghiribizzo”, diventato finalmente un libro con la Motta Junior, c’è un lungo lavoro di approfondimento, di attenzione e ascolto, oltre che di penna, matita e colori, che Bruno Tognolini ha raccontato nell’incontro di lunedì alla libreria Tuttestorie, con gli attori Maria Loi e Fabio Marceddu e del musicista Antonello Murgia e con Karol Pagini, psicologa e Valentina Sanjust, maestra.

Ai due attori ha chiesto di interpretare, sullo sfondo delle illustrazioni, la storia di Mattia e del suo ghiribizzo, tra vivacità e preoccupazioni della mamma, salti, colori e problemi. Ma quando il ghiribizzo di Mattia si sente scacciato e il bambino diventa fin troppo composto, la mamma si sente triste. E quando partono anche gli altri ghiribizzi anche la scuola, le strade gli animali e le persone diventano in bianco e nero, perdono i colori.

«All’inizio c’era un’altra immagine – ha spiegato Tognolini – una medicina che scacciava il ghiribizzo di Mattia. Era troppo forte, questa cosa, l’autore aveva bisogno di un confronto. Con gli editori, gli specialisti, mamme e maestre incontrate nel lavoro nelle scuole. Non voleva prendersi la responsabilità di dire che i farmaci sono inutili e che non sia un problema quando i ghiribizzi fanno mordere i divani e non lasciano far lezione. E ancor meno voleva caricare i genitori di ulteriori sensi di colpa. Allora ha scritto ad Anna Oliverio Ferraris, «per farmi fare la giustificazione», dice, e per capire meglio come raccontare questa storia piccola ma che parla in profondità ai bambini “troppo vivaci” e ai genitori, maestre e compagni che imparano a conoscerli. Anche da loro ha imparato molto. C’è ghiribizzo e ghiribizzo, ha scoperto. Non tutti hanno necessità del farmaco. Non in questa storia, ad esempio.

Allora la mamma di Mattia una notte fa un viaggio iniziatico nel corridoio e dal letto di Mattia guarda intensamente la luna. «Era il diaframma da attraversare che mi serviva– spiega Tognolini – funzionano così gli schemi antichi».

E in questo caso la citazione ariostesca aiuta la mamma ad arrivare nel Paese dei Ghiribizzi. Per tornare in città vogliono che lei balli per loro. C’è uno scambio di campo e di sguardo, e nasce una relazione, un dialogo, con il ghiribizzo del proprio bambino, con cui fare un patto, stabilire regole di convivenza, imparare a contenere senza soffocare, senza negare. Tornano i colori, l’intesa con le maestre, e un «abbraccio che cura e argina, per regalargli un orizzonte. Per dire: ecco, fin qui e non oltre. Perché ti voglio bene».

Queste son le magie che sanno fare gli scrittori per bambini, sanno parlare dei problemi della crescita e della vita. E trovano le parole e le immagini giuste di un semplice racconto, per mostrare nuove possibilità di risposta da costruire insieme.

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