Export, prospettiva Mediterraneo
Porti italiani avvantaggiati se avessero più infrastrutture e meno burocrazia
CAGLIARI. L’analisi della Banca d’Italia apre uno spiraglio sui futuri traffici commerciali dell’isola: diminuiscono, infatti, i volumi movimentati verso i Paesi Ue (-21,6% nella prima metà dell’anno) ma cresce il commercio con i Paesi del Nord Africa (+5,2%). Un segnale da non ignorare. Nel porto container di Cagliari, le operazioni di transhipment sono cresciute del 24,9%. Dati che si incrociano bene con il Rapporto annuale della Srm, (l’Osservatorio di Intesa Sanpaolo sull’economia del Mediterraneo), da cui risulta che l’Italia è tra i principali partner della sponda Sud del Mediterraneo con 54,8 miliardi di euro in scambi commerciali.
Nel Mediterraneo transita il 19 per cento del traffico mondiale marittimo di merci, una quota in forte crescita, così come sono stati raddoppiati i passaggi di navi dal Canale di Suez. Valori di gran lunga superiore alle esportazioni verso Stati Uniti, (27 miliardi di euro), e verso la Cina (9,9 miliardi). Per la Sardegna un’opportunità da non perdere, come ha ribadito di recente l’europarlamentare Renato Soru che, a Bruxelles, ha scelto di far parte della delegazione dell'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo. «Negli ultimi quindici anni l’export dell’Italia verso il Sud Mediterraneo è cresciuto del 107%», afferma Massimo Deandreis, direttore generale della Srm, «e non ci sono solo le esportazioni. Guardando ad Egitto, Tunisia e Marocco, abbiamo censito quasi 1.800 aziende a capitale italiano. Manca, però, una visione strategica e di sistema». Eppure i dati parlano chiaro: il Mezzogiorno, (e la Sardegna, in particolare), sarebbe una perfetta piattaforma logistica del Mediterraneo a beneficio di tutto il sistema produttivo italiano. E l’analisi della Banca d’Italia non consente dubbi: occorre investire altrimenti altri, anche più lontani, ci prenderanno il posto che la geografia ci ha dato. Certo non si può ignorare che una quota rilevante dell’interscambio dell’Italia con i Paesi del Maghreb è costituita dal commercio di prodotti energetici che ha in alcune regioni del Mezzogiorno l’area di arrivo di pipeline e gasdotti. Un problema - quello della metanizzazione - che la Regione deve affrontare al più presto dopo la rinuncia alla realizzazione del Galsi. Aver abbandonato quel progetto - è la tesi della giunta Pigliaru - non significa che la Sardegna non avrà più il metano. Negli ultimi anni i porti hub italiani hanno perso quote di mercato a vantaggio dei porti della sponda Sud ma la mappa dei traffici si sta ridisegnando, avverte la Srm.
Le performance negative dei porti italiani sono dovute alle infrastrutture carenti e alla burocrazia imperante: per completare le procedure di export da noi servono 19 giorni; in Egitto, Tunisia e Marocco ne bastano 11. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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