La Nuova Sardegna

L’economia dell’isola tira il freno a mano

di Alfredo Franchini

La crisi mette a nudo i problemi strutturali: imprese poco competitive e famiglie impoverite. Cresce solo il turismo

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Sardegna col freno a mano tirato: i problemi strutturali del sistema regionale emergono sempre più di fronte alla peggiore crisi degli ultimi decenni. Lo rivela il Rapporto «intermedio» della Banca d’Italia che ieri a Carbonia ha presentato l’aggiornamento dei dati sull’economia dell’isola. «Nella prima parte del 2014», ha spiegato il direttore Luigi Bettoni, «si è registrato un ulteriore calo dell’attività economica e le aspettative di un miglioramento, formulate all’inizio dell’anno, non hanno trovato conferma ». In sostanza, la crisi sta portando gli indicatori della Sardegna più vicini a quelli delle regioni meridionali con le peggiori performances. La produzione dell’industria sarda continua a ridursi, le esportazioni ridotte al lumicino, (anche per i risultati negativi della Saras). Uno spiraglio di luce viene solo dal turismo ma anche dall’attenuazione della flessione delle vendite nel commercio. Servono investimenti e politiche, in grado di ridurre i fattori di debolezza delle imprese sarde. La condizione dell’isola è aggravata dai tagli alla spesa pubblica fatta dal governo per rispettare i vincoli europei, e dall’aumento del prelievo fiscale. Gli effetti hanno portato a un minor reddito per le famiglie.

Industria. Nei primi sei mesi di quest’anno - secondo i dati della Banca d’Italia - il saldo tra la quota delle imprese che indicano un calo è peggiorato anche rispetto al dato negativo del 2013. I dati di un sondaggio effettuato dalla Banca d’Italia indicano una diminuzione del fatturato per oltre il 40% delle aziende intervistate. La dinamica degli investimenti è sempre troppo debole e la spesa programmata per l’anno in corso, già inferiore a quella del 2013, è stata rivista al ribasso da quattro imprese su dieci.

Esportazioni. Il valore dell’export è sceso dell’11,2 per cento; la flessione è superiore a quella registrata nel Mezzogiorno (-2,8%), mentre la media nazionale è in lieve ripresa. Sono diminuite le vendite verso i Paesi dell’Unione europea, (726 milioni di euro, -24,3%), e verso l’Asia, (516 milioni, -8,1%). In compenso si registra un incremento con i Paesi dell’Africa settentrionale e, più in generale, extra Ue (563 milioni, +5,2%).

Bilancia commerciale. Se si escludono i prodotti petroliferi, (export di 2.036 milioni di euro), il migliore risultato riguarda la vendita di prodotti chimici (119 milioni di euro) e degli alimentari (84 milioni nel primo semestre). La nostra bilancia commerciale è in profondo rosso: due miliardi e 462 milioni di esportazioni contro quattro miliardi e 550 di importazioni. Compriamo di tutto: dai minerali di cave e miniere (3.751 milioni di euro), ai prodotti dell’agricoltura e della pesca (66 milioni di euro) a cui si aggiungono alimentari per 64 milioni di euro, tessili e abbigliamento per 10 milioni, pelli e calzature per cinque milioni di euro.

Costruzioni. Resta stabile il valore delle produzioni e il dato riflette il calo nelle costruzioni di nuove case e un aumento del 2,5% nel rinnovo degli immobili già esistenti. Da segnalare un piccolo recupero per il comparto dei lavori pubblici. L’incremento del numero dei bandi si contrappone al minor importo medio delle opere appaltate.

Servizi. Il turismo, dopo tre anni di difficoltà, ha beneficiato di due fattori contingenti: la crisi dei Paesi del Nord Africa e le condizioni meteo che hanno danneggiato le altre regioni avvantaggiando la Sardegna.Bene quindi la domanda di pernottamento; la capacità di spesa degli italiani è stata ancora limitata mentre è aumentata del 7,5 in termini nominali la spesa degli stranieri.

Trasporti. Nel primo semetre è aumentato il flusso dei passeggeri: negli aeroporti dell’isola l’incremento è del 3,7%. Molto male, invece, per le merci movimentate nei porti sardi: i traffici sono diminuiti di circa un quinto su base annua (-11,9 nel 2013) a testimonianza della crisi imprenditoriale. C’è comunque una dinamica positiva nei porti del Nord Sardegna dopo la forte contrazione del 2013.

Lavoro. In questa situazione, il numero degli occupati è calato nei primi sei mesi dell’1,1%. Calo intenso nel manifatturiero (-10,1%) ma anche in quello dei servizi (-1,1%) che un tempo riuscisvano ad assorbire coloro che perdevano il posto negli altri comparti. Ma da allora sembra che sia passato un secolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative