La Nuova Sardegna

Quadruppani: «Scoprire il desiderio di scrivere»

L’autore e traduttore francese domani sera a Sassari per un seminario di scrittura creativa

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SASSARI. A distanza di pochi mesi torna in Sardegna Serge Quadruppani, voce fra le più autorevoli del romanzo poliziesco francese. Collaboratore di “Le Monde Diplomatique” e di “Siné Hebdo”, è direttore della collana “Bibliothèque Italienne” per l’editore Métailié, collana nella quale ha tradotto o curato le traduzioni di autori come Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Wu Ming, Valerio Evangelisti e Sandrone Dazieri. A Sassari sarà ospite del dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’università (domani alle 15) per il seminario di scrittura creativa organizzato da Paola Cadeddu.

Qual è la sua opinione sui corsi di scrittura creativa?

«Scrivere è una attività creatrice e, in quanto tale, comporta una parte di mistero. Ma attraverso i corsi di scrittura è possibile non solo capire da dove viene il desiderio di scrivere e approfondire una certa idea personale della letteratura, ma anche apprendere tecniche di scrittura e, attraverso queste, iniziare a trovare la propria voce».

Lo scorso settembre è stato ospite a Cagliari del Marina Café Noir. Il suo è un ritorno molto atteso in una terra nei confronti della quale ha già dimostrato di avere una speciale attenzione?

«Sì. Ho tradotto alcuni romanzi di Marcello Fois, forse i più sardi, come “Sangue del Cielo”. Ho pubblicato nella mia collana per le Editions Métailié “L'oro di Fraus” di Angioni, e ho letto i libri di Francesco Abate, Sergio Atzeni, Giorgio Todde. La letteratura sarda trae la sua potenza dal fascino di una terra molto particolare e affascinante che devo ancora scoprire. Più che un’isola, mi sembra un altro pianeta, un pianeta interiore dove tutto quello che si vede ha l'assoluta stranezza e la stupefacente familiarità del sogno».

Lei è autore di saggi, libri per bambini, romanzi erotici, ma il poliziesco sembra essere il genere letterario a lei più congeniale?

«A me piace raccontare storie: mi interessa meno definire il genere cui queste appartengono. Talvolta mi piace dire la mia sui diversi modi trovati dall'umanità per farsi del male, e farne alla natura: così ogni tanto devo scrivere saggi. I romanzi, invece, desidero scriverli.

Vincenzo Consolo scriveva: «Che cos'è la letteratura se non politica?»

«Il Maestro (l’altro Maestro della scrittura siciliana) ha ragione. La letteratura, come ogni atto di creazione autentico, è politica in se stessa, perché produce uno sguardo diverso sulla realtà, perché le scelte che si fanno hanno valore politico. Lo è stato per esempio, nei miei ultimi romanzi, inventare una protagonista che non fosse una bellezza secondo i canoni della tivù berlusconiana – Rai compresa, s’intende».

A 25 anni dalla caduta del muro di Berlino sono ancora molte le barriere nel mondo. Cosa ne pensa?

«Il Muro – quello tra Israele e Palestina, tra Messico e Stati Uniti, tra Melilla e il Marocco, le recinzioni del cantiere della TAV, quelle dei CPI, e tanti altri – è uno dei modi più barbari nei quali si manifesta l’Impero, vale a dire la rete dei poteri ultimi (multinazionali, mafie, potenze militari e mediatiche) che domina il pianeta, nutrendosi dell'opposizione forzata tra diverse popolazioni dominate, sfruttando l'uomo e la biosfera, fino a rischiare di ucciderli entrambi».

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