Troppe critiche, la Fondazione querela i Riformatori
CAGLIARI. Lo scontro che si era profilato già nelle settimane scorse tra il partito dei Riformatori sardi e la Fondazione Banco di Sardegna finirà in tribunale. I Riformatori sardi infatti, hanno...
CAGLIARI. Lo scontro che si era profilato già nelle settimane scorse tra il partito dei Riformatori sardi e la Fondazione Banco di Sardegna finirà in tribunale. I Riformatori sardi infatti, hanno presentato un esposto dopo che dalla Fondazione era partita una lettera di diffida e una richiesta di risarcimento danni nei confronti di due esponenti del partito: Roberto Frongia e Michele Solinas (coordinatore Sassari). Le lettere sono state inviate da uno studio legale di Milano per conto della Fondazione Banco di Sardegna dopo una conferenza stampa dei Riformatori. «È curioso che la Fondazione abbia deciso di mandare la lettera a noi, visto che anche esponenti del Pd hanno parlato della Fondazione», sostiene Frongia, «ed è per questo che ripresentiamo la richiesta, già fatta al governatore Pigliaru e al segretario del Pd Soru, di dipanare la matassa dei rapporti tra Fondazione e Pd. Chiederemo le dimissioni dell'intero consiglio d’amministrazione». I Riformatori chiedono alla Fondazione di mettere sul mercato le quote del Banco e di voler puntare, nella distribuzione delle risorse, anche sulle infrastrutture strategiche come aeroporti e porti. «Ritenevo di dover ricevere una risposta politica e non una diffida da un legale milanese», spiega Solinas, «sono molto interessato che la Fondazione operi per il bene della società sarda». Il responsabile del Centro Studi dei Riformatori, Franco Meloni osserva che «i Riformatori sono un partito politico civile che non ha mai dato del disonesto a nessuno, ma ha espresso solo critiche di natura politica senza dare giudizi. Si tratta di un tentativo barbaro di metterci a tacere».
Della Fondazione, i Riformatori hanno discusso con il presidente Pigliaru in un recente incontro pubblico. «La Fondazione è un istituto che è stato disegnata in un certo modo per motivi che non dipendono da noi», aveva chiarito Pigliaru. «Non sarà il caso di scrivere lo Statuto in modo diverso»? aveva chiesto il presidente dopo aver invitato le istituzioni che hanno diritto di nomina nella Fondazione a scegliere persone competenti e indipendenti senza appartenenze politiche. «Sono perché le Fondazioni escano dal capitale delle banche», è la tesi di Pigliaru, «il loro mestiere non è il credito ma investire per lo sviluppo del territorio».
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