“Ansia di infinito”, omaggio a Maria Lai
Il film di Clarita Di Giovanni oggi al Cinema Aquila di Roma
ROMA. Maria Lai diceva che le pagine dei suoi libri, fatti più di più segni che di parole, «si affannano a legare i fili di una argomentazione sul fare arte». Un legame, con i crismi dell'ufficialità, che verrà riproposto oggi a Roma dove Maria Lai ha vissuto e studiato da ragazza. Perché l'Acrase (Associazione culturale, ricreativa, assistenziale sardi emigrati), fondata a Roma nel 1969 e che all'inizio degli anni Settanta contava oltre duemila iscritti, è tornata a nuova vita e verrà dedicata a lei con una cerimonia che si terrà stamani al Nuovo Cinema Aquila.
Un evento con quattro parole legate fra loro diventate una sola: PerLegarciAlMondo. La neopresidente Acrase, Maria Vittoria Migaleddu, sassarese di nascita, glottologa con esperienze didattiche internazionali dall'Asia all’Africa, ha voluto sottolineare proprio «l'aspirazione internazionale di Maria Lai» per «diventare un piccolo filo, tra i tanti, col desiderio di strappare la Sardegna dall'isolamento e legarla al mondo».
Certo. Maria Lai (scomparsa il 16 aprile dello scorso anno) aveva legato, e continua a tenere legate, le case del paese dov’era nata nel 1919 - Ulassai - alle sue montagne di calcare e di boschi. Ma lo stesso legame lo voleva estendere "tra la Sardegna e il mondo, perché - ripeteva - noi nel mondo viviamo e col mondo dobbiamo confrontarci. Dobbiamo mettere insieme il finito e l'infinito, Ulassai e la Sardegna col resto del mondo». Non le piaceva sentire parlare di "arte sarda". Perché «l'arte è linguaggio universale. Raffaello non parla né a Urbino né all'Italia ma al mondo. Parlano al mondo Van Gogh e Picasso. E anch'io, nel mio piccolo, vorrei parlare contemporaneamente al mondo e al mio paese. È questo lo scopo dell'arte. Legare Ulassai, la Sardegna al mondo. E portare il mondo a Ulassai e in Sardegna».
Sarà la proiezione del film di Clarita Di Giovanni "Ansia d'infinito" a raccontare Maria Lai e la sua voglia di comunicare al mondo. «Mi incuriosiva – dice Di Giovanni – questa donna schiva e riservata che lavorava instancabilmente a 90 anni, non per vendere, come fanno molti artisti affermati in chiusura di carriera, ma perché fare arte è la sua unica forma di vita e sopravvivenza spirituale». Aggiunge: «Conoscevo da tempo l'opera della Lai, non tutta, essendo imponente, ma avevo visto cataloghi e pubblicazioni. In particolare mi aveva colpito "Legarsi alla montagna»: quel lavoro dell'81 di cucitura quasi fisica della comunità di Ulassai al luogo di origine, raccontata col nastro. Mi parve sorprendente e di assoluta avanguardia. Poi avevo cercato di incontrarla nel 2007 durante una serie che stavo girando in Sardegna, volevo farne un breve ritratto, di dieci minuti. Avevamo poco tempo, non combinammo e rinunciai. Poi decisi con Stefano Gramitto Ricci (compositore, montatore e produttore del lavoro) di ritentare l'impresa, questa volta da indipendenti, e di farne un lavoro sperimentale in assoluta libertà. Maria Lai aveva accettato, fiduciosa».
Con la regista interverranno la nipote dell'artista, Maria Sofia Pisu, la consigliera comunale di Roma Maria Gemma Azuni e l'artista nuorese Maria Elvira Ciusa. Concluderà la manifestazione la presidente Acrase Maria Vittoria Migaleddu.
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