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Domani parte la marcia dei dipendenti

Domani parte la marcia dei dipendenti

Prima tappa a Bruxelles all’Europarlamento, poi a Parigi sotto la casa del principe ismailita

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OLBIA. Quattro top manager indagati per truffa, uffici perquisiti dalla guardia di finanza, 1.634 dipendenti da licenziare, la holding che addirittura cambia nome: la vita quotidiana in casa Meridiana è sempre più un film di guerra. E domani comincia la marcia dei lavoratori verso Parigi e Bruxelles, prima a casa dell’Aga Khan e poi nel quartier generale dell’Unione europea.

Si regolano i conti e a Olbia, nell’aeroporto presidiato dalle t-shirt rosse di “Io sono un esubero”,si sta preparando lo scontro finale. Intanto, la massima attenzione è rivolta verso il tribunale di Tempio, ufficio del procuratore Domenico Fiordalisi. Sul suo tavolo ci sono le carte della maxi inchiesta per far luce sui rapporti tra Meridiana e la consociata Air Italy e sul travaso di attività a discapito della società madre più volte denunciato dai lavoratori. Si procede per truffa e, come atto dovuto, sono stati iscritti nel registro degli indagati il presidente della holding Meridiana spa Marco Rigotti, e tre ex amministratori delegati, Massimo Chieli, Giuseppe Gentile (fondatore di Air Italy) e Roberto Scaramella, fresco di dimissioni. La tesi della procura è chiara: la società avrebbe posto in essere in questi anni un depauperamento del patrimonio societario a danno dei soci e dei creditori per favorire Air Italy, la compagnia acquisita nel 2013 nonostante Meridiana fly avesse dichiarato lo stato di crisi. «Emergerà la correttezza del nostro operato», si difende la compagnia dell’Aga Khan, ma intanto soffia la bufera.

«Cambiare il nome di Meridiana è stato un atto dovuto – commenta Antonio Satta, segretario dell’Upc e componente dell’ufficio di presidenza dell’Anci – ora però la proprietà deve osare di più, scegliendo un partner affidabile. Anche il governo deve dare un segnale, dimostrando per Meridiana lo stesso interesse che ha avuto per Alitalia. Insomma, serve un vero rilancio». «Non accettiamo che Meridiana sia l'ennesima vertenza che colpisce la Sardegna e che il governo nazionale non sa risolvere – aggiunge Satta – è ora che la politica nazionale dica chiaramente se vuole o no pensare a un progetto di sviluppo per l'isola». (m.b.)

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