Infiltrazioni di stampo mafioso, cambia pelle la criminalità sarda
Università di Sassari, allarmanti conferme dal nuovo rapporto dell’Osservatorio sociale La mala assume sempre più connotati tipici della delinquenza urbana di altre zone metropolitane
SASSARI. Mutano molti tratti tipici della criminalità sarda. E uno degli aspetti più preoccupanti sono le infiltrazioni mafiose. A iniziare dagli investimenti di organizzazioni come Camorra e ’Ndrangheta per riciclare denaro sporco attraverso acquisti di ville, alberghi e residence lungo le coste, con un occhio di riguardo alla Gallura. Per finire con la rete di legami e rapporti in chiave locale legati al traffico di stupefacenti su scala nazionale ed europea.
Lo studio. Questi,insieme con tantissimi altri elementi di analisi, alcuni dei dati più significativi al centro del quarto rapporto sulla criminalità in Sardegna svolto dall’Osservatorio sociale dell’università di Sassari. Dossier dal sottotitolo “Reati, autori e incidenza nel territorio” che analizza i più diversi aspetti del fenomeno negli ultimi dieci anni. Senza dimenticare raffronti e parallelismi con altri periodi del passato.
Le valutazioni. Dice Antonietta Mazzette, direttore scientifico del report, nell’introduzione alla ricerca, oltre 130 pagine corredate di grafici, cartine e tabelle: «Nel 2006 avevamo con molte cautele avanzato l’ipotesi che la mutazione fosse legata a un’evoluzione nel senso di una infiltrazione progressiva della criminalità organizzata. Prudenza dovuta al fatto che non era certamente agevole (né “popolare”) prospettare un’evoluzione di questo genere, perché l’ipotesi entrava in rotta di collisione con una convinzione probabilmente confortante: quella che in Sardegna un’organizzazione di stampo mafioso non potesse mettere radici». «Ma tutti i fatti di cronaca degli anni più recenti dicono che quest’avvio di radicamento esiste già – sostiene la sociologa – Inoltre, se la presenza comincia ad assestarsi nell’isola, seppure in ritardo rispetto ad altre regioni di non tradizionale insediamento della criminalità organizzata, come per esempio Lombardia e Piemonte, questo ritardo è semmai dovuto alle più lente trasformazioni economiche piuttosto che a una ipotetica resistenza dei sardi».
I settori colpiti. Comunque, sottolinea la professoressa, quel che si sa con certezza è che la criminalità organizzata predilige il mercato delle droghe, oltre che quello immobiliare e delle costruzioni. Da qui altre sue considerazioni. Molti elementi collegati ad attentati a imprenditori nelle zone più appetibili dal punto di vista turistico e una serie di fatti di sangue sempre in queste aree rafforzano infatti l’idea «di una nuova svolta orientata, almeno in parte, proprio in questa direzione».
Gli sviluppi. «Ciò si è reso manifesto, grazie alle indagini delle forze dell’ordine che hanno portato all’arresto di Graziano Mesina – ricorda la docente – Eppure, ancora rimaneva aperto un altro grande problema: l’organizzazione di stampo mafioso non può fare a meno di un rapporto con la politica e le istituzioni, in quanto lo sviluppo dei suoi affari richiede che l’interesse pubblico sia piegato al proprio: negli appalti, nelle scelte riguardanti il territorio e le fonti di energia, nella gestione dei rifiuti, solo per fare esempi di più immediata evidenza. E anche in questo caso, sia detto sempre con estrema cautela, certi fatti recenti ancora sotto inchiesta giudiziaria potrebbero rappresentare proprio l’anello mancante. Un aspetto al quale si dovrà aggiungere quello delle coltivazioni illegali della cannabis».
Le connessioni sociali. A detta gli analisti dell’Osservatorio, per i quali il report costituisce l’ultima fatica di un lavoro che va avanti ormai da tempo, le pericolose “evoluzioni” dei reati di un determinato tipo in Sardegna trovano “spazi aperti” nell’aggravarsi della crisi del sistema economico isolano, nella disoccupazione e nelle povertà crescenti.
Nuovi orizzonti. In definitiva, rileva ancora Antonietta Mazzette, «nel corso di questi ultimi dieci anni abbiamo colto molti fattori di cambiamento delle diverse forme di criminalità». «E ciò conferma a nostro avviso la necessità che il fenomeno sia sottoposto a rilevazioni costanti – aggiunge la specialista – Anche estendendo lo studio ad altre tipologie di reato, come per esempio quelle legate alla criminalità più specificamente urbana, che sia legata allo spaccio della droga e alla prostituzione, oppure alla criminalità predatoria e alle gang giovanili».
Reazioni e contromisure. In questo senso, l’Osservatorio sociale dell’università sassarese secondo la studiosa costituisce «un servizio al territorio, in termini di raccolta stabile dei dati, della loro classificazione, della loro interpretazione». «E tutto questo perché pensiamo – è la conclusione – che la conoscenza intesa come bene pubblico sia il presupposto per un’efficace opera di prevenzione della criminalità».
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