La Nuova Sardegna

Contromanifestazione: ora si spacca il fronte

di Guido Piga
Contromanifestazione: ora si spacca il fronte

A Olbia scende in piazza il personale di terra della compagnia È rottura con le magliette rosse, adesso si chiedono due tavoli separati

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OLBIA. “Siamo la maggioranza silenziosa”, dicono fuori dalla palazzina di Meridiana. Sono dipendenti degli uffici amministrativi della compagnia, del call center, dell’hangar, e anche lavoratori di Geasar, la società dell’Aga Khan che gestisce l’aeroporto di Olbia. Colletti bianchi e tute blu, una quarantina in tutto.

L’altra Meridiana, quella che non condivide la forma di protesta delle magliette rosse (assistenti di volo in larghissima parte e piloti) contro i licenziamenti annunciati dal gruppo Alisarda, perché ora lo si può chiamare di nuovo così. Quelli che, «sempre in silenzio» durante questi lunghi mesi, ieri decidono di metterci la faccia. Di rompere il fronte. Come, fatte le dovute proporzioni, fecero i 40 mila impiegati della Fiat che andarono contro il blocco imposto dagli operai all’ingresso della fabbrica, anno 1980.

È oggettivamente una svolta. Forte. Perché i dipendenti del terra - che hanno raccolto per ora 235 firme sotto un documento consegnato ai sindacati - chiedono quello che finora era considerato un tabù: la divisione dei tavoli. Uno per i piloti e gli assistenti di volo, un altro - separato, ben distinto - per gli amministrativi e gli operai.

La fine, di fatto, del proclama iniziale della trattativa, il “o tutti salvi o tutti licenziati”. La nuova missione, per la “maggioranza silenziosa”, è un’altra: salvare il maggior numero di dipendenti possibile. «Non c’è più tempo - è scritto nella loro petizione -: il 31 dicembre è troppo vicino e i dipendenti di Meridiana, firmatari del presente appello, desiderano unicamente una cosa: che i loro rappresentanti sindacali trattino, giorno e notte, con l’obiettivo di portare a casa un accordo che consenta di 1) ridurre al massimo il numero degli esuberi. 2) dare l’opportunità ai volontari di poter usufruire del massimo degli anni di mobilità previsti entro il 31 dicembre 2014. I lavoratori non vogliono più assistere impotenti a incontri inconcludenti, vogliono che i tavoli vengano divisi per categorie: piloti, assistenti di volo, personale di terra e maintenance». Con alcune righe finale che danno l’idea di tutto: «Nella buona e nella cattiva sorte. Nella buona sorte i tavoli sono sempre stati distinti. Che lo si faccia anche in questa occasione».

Un cambio di prospettiva che si manifesta chiaramente alle 15, davanti agli uffici in cui azienda e sindacati devono riprendere la trattativa sui 1634 esuberi dichiarati (su 2101 dipendenti). Fuori, alla destra del portone di ingresso della palazzina, ci sono le magliette rosse; non moltissime, essendoci in corso la manifestazione davanti a casa dell’Aga Khan, a Parigi. Al centro e a sinistra, tutti gli amministrativi, sostenuti dai colleghi di Geasar, non toccati dai licenziamenti ma solidali.

È, per usare le loro parole, la rappresentazione del gruppo storico di Alisarda, quello dei sardi; quello di chi, anche sulla base di alcune aperture dell’azienda, adesso chiamata a essere chiara e netta, pensa che molti dipendenti possano essere salvati. Quelli del terra, almeno; quelli di Olbia: 407 amministrativi (238 dichiarati in esubero), 359 operai dell’hangar (156 in esubero).

I rappresentanti della “maggioranza silenziosa” non parlano. Ma è evidente la tensione con le magliette rosse. L’immagine plastica di due mondi lontani. Sotto un’unica società, ma con idee diverse, prospettive diverse.

Chi avrà ragione? Sarà il tempo a dirlo. Qualche maglietta rossa la vede negativamente: “Avete aspettato oggi perché i nostri erano a Parigi”; “avete sbagliato a fare questo”. Qualche scambio di battute. Per esempio quando arriva Gigi Carbini, olbiese, comandante di Meridiana. Lui è uno dei primi che aveva chiesto la separazione dei tavoli, a difesa dei sardi, di quei lavoratori che ieri hanno lanciato una loro pagina Facebook, “Alisarda è tutti noi”. Un gruppo diverso da “Io sono un esubero”. Firma anche lui, Carbini, quel documento; un gesto molto simbolico. Un sindacalista dell’Usb discute con lui, poi va via e gli dice: “Vergogna, vergogna”. I sindacati quel documento lo fanno loro, anche se la discussione con l’azienda è interrotta. Anche se le rsa di tutte le sigle (non le segreterie) - che chiedono il ritiro dei licenziamenti - «plaudono al sostegno e all'appoggio dei colleghi di terra e di volo, in testa anche i dirigenti, che manifestano per “il futuro di Meridiana”. Questo dimostra l'unità e la comunione d'intenti di tutte le categorie». Anche se - a onor di cronaca - nel documento del terra si chiede l’esatto opposto: ovvero la divisione delle categorie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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