La Nuova Sardegna

Presentati i risultati dell'inchiesta svolta dall'Osservatorio

I sociologi: lotta alla criminalità, più sistemi informativi di controllo

di Antonio Meloni
I sociologi: lotta alla criminalità, più sistemi informativi di controllo

SASSARI. Come la moda, l’arte e l’economia, i fenomeni criminosi seguono un trend legato al carattere di una società. Mai come in questo caso si può dire che i reati vengano commessi in funzione del...

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SASSARI. Come la moda, l’arte e l’economia, i fenomeni criminosi seguono un trend legato al carattere di una società. Mai come in questo caso si può dire che i reati vengano commessi in funzione del contesto in cui maturano. Le recenti infiltrazioni mafiose rilevate in Sardegna sarebbero il risultato del legame tra frange residue della malavita tradizionale e nuove forme di criminalità organizzata. Emerge dai risultati del quarto report sulla criminalità in Sardegna, presentati ieri, nell’aula magna dell’università di Sassari, durante il convegno promosso dal dipartimento di Scienze politiche dell’ateneo turritano. Un’equipe multidisciplinare, coordinata dalla sociologa Antonietta Mazzette, che dirige il dipartimento, ha lavorato dieci anni su fonti Istat e dati forniti dalla questura di Nuoro.

Sociologi, psicologi forensi, e ingegneri informatici hanno elaborato un dettagliato rapporto che ha dato la stura a un dibattito a cui hanno partecipato giuristi, magistrati, questori e sociologi. «L’obiettivo finale _ ha spiegato Antonietta Mazzette a margine dell’incontro _ è la creazione di un sistema informativo per il controllo della criminalità in Sardegna». Il titolo dell’indagine “Dai sequestri di persona ai sequestri di cannabis” la dice lunga sul trend del fenomeno criminale nell’isola, realtà in cui «Già dal 2006 _ prosegue la professoressa Mazzette _ avevamo rilevato nel tessuto sardo infiltrazioni progressive della criminalità organizzata di tipo mafioso».

Gli episodi successivi legati ai più recenti fatti di cronaca sarebbero una conferma di quelle risultanze - come ha rimarcato la sociologa - e il ritardo rispetto alle altre realtà della penisola da attribuire «alla lentezza con cui di solito avvengono le trasformazioni economiche nell’isola». Dati e risultati, nero su bianco, sono stati presentati da Daniele Pulino e Sara Spanu, ricercatori che lavorano al progetto da cui nascerà il futuro Osservatorio permanente sulla criminalità in Sardegna. Dalla serie di cifre e percentuali è stato possibile tracciare un profilo ideale del nuovo criminale sardo che è maschio, giovane, di età media fra i 24 e 32 anni, disoccupato e con bassa scolarità. L’area più esposta, secondo i dati forniti, sarebbe quella centro-orientale, con estensione verso le coste.

Poco inclini a parlare di criminalità mafiosa sono invece i dirigenti di pubblica sicurezza che di fronte ai risultati del report hanno fatto valutazioni diverse ridimensionando il fenomeno. Secondo il parere di Francesco Ponti, dirigente della sezione anticrimine della questura di Sassari, è molto difficile che la mafia trasferisca in altri contesti strutture organizzate da radicare nel territorio: «Parliamo piuttosto di investimenti su beni patrimoniali, ma una volta confiscati quelli il fenomeno si esaurisce». Sulla stessa frequenza, Francesco Angelo Di Ruberto, questore di Oristano: «Più che di struttura mafiosa propriamente detta parlerei di presenza di persone di passaggio dirette verso le carceri in visita a conoscenti detenuti». Pierluigi d’Angelo, questore di Nuoro, rimarca l’importanza fondamentale della prevenzione: «Intuire con largo anticipo quali forme di criminalità si possano sviluppare in un certo contesto ci consente di adottare la strategia migliore per contrastarle».

Il giurista Giovanni Meloni (università di Sassari) dà forza all’indagine, rievoca Antonio Pigliaru e sostiene che in Sardegna sia in corso una convergenza tra il crimine tradizionale e le nuove forme di criminalità organizzata: «Sentenze della magistratura _ conclude Meloni _ parlano chiaramente di infiltrazioni mafiose». Il convegno, moderato da Francesco Soddu, ha visto la partecipazione, fra gli altri, del rettore Massimo Carpinelli, del magistrato Giovanni Caria (sostituto procuratore della Repubblica a Sassari), del sociologo Giovanni Pieretti (università di Bologna) e del giornalista Giacomo Mameli.

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