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Striscioni e cori ad Aiglemont davanti alla casa dell’Aga Khan

Striscioni e cori ad Aiglemont davanti alla casa dell’Aga Khan

OLBIA. Ad Aiglemont, per la terza volta in sette anni. Sotto casa dell’Aga Khan, allora come oggi per chiedere il blocco dei licenziamenti di Meridiana. Allora, tra il 2008 e il 2009, funzionò; oggi...

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OLBIA. Ad Aiglemont, per la terza volta in sette anni. Sotto casa dell’Aga Khan, allora come oggi per chiedere il blocco dei licenziamenti di Meridiana. Allora, tra il 2008 e il 2009, funzionò; oggi appare più accidentata la strada da percorrere perché i lavoratori possano ottenere quel risultato. Diverso il clima sindacale, diverso lo stato di salute della compagnia aerea, diversissimo l’umore dell’Aga Khan, almeno per come lo descrivono quei (pochi, e non solo dell’azienda) che hanno contatti con lui.

I licenziamenti li ha decisi lui, l’Aga Khan, visti i conti: 600 milioni spesi dal 2006 a oggi tra acquisizioni e ricapitalizzazioni, 50 milioni di perdite nel 2014 per la compagnia aerea, debiti commerciali per 200 milioni. E allora da lui - dopo aver preso di mira l’ex ad Roberto Scaramella, ritenuto l’unico colpevole dei tagli - sono voluti andare ieri una cinquantina di lavoratori, alcuni con la divisa, altri con la maglietta rossa.

Una visita programmata da tempo, ideata e organizzata da Andrea Mascia, il comandante - meglio non dimenticarlo - che è su una torre dell’aeroporto a Olbia, a 30 metri d’altezza, dal 15 ottobre. La conclusione della “marcia unica”, quella che ha portato i lavoratori di Meridiana, insieme a operai di Alcoa e di Igea, a pastori ed ex lavoratori di molte aziende (chiuse) della Sardegna, ad attraversare l’Isola fino al palazzo della Regione. E che poi, solo per quelli di Meridiana, ha toccato ieri Parigi e oggi Bruxelles.

Non ci sono dichiarazioni ufficiali dopo il blitz (pacifico) ad Aiglemont. Uno dei partecipanti, un pilota, ha parlato con l’agenzia Ansa, spiegando che non è una «protesta», ma un «modo per dire “non dimenticarti dei tuoi dipendenti”». «Non abbiamo nessuna acredine nei suoi confronti – spiega il pilota –. Ma dato che eravamo in viaggio per Bruxelles, dove domani siamo attesi al parlamento europeo, abbiamo ritenuto che una fermata alla residenza dell'Aga Khan fosse doverosa, come gesto simbolico. Non abbiamo alcun appuntamento, dato che non abbiamo contatti con l'azienda a livello dirigenziale».

Il pilota denuncia ancora una volta la politica industriale della compagnia di Olbia, ovvero il passaggio di voli da Meridiana alla controllata Air Italy; scelte finite sotto la lente di ingrandimento della procura di Tempio, con quattro indagati: gli ex ad Chieli, Gentile e Scaramella e l’attuale presidente Rigotti. Un’indagine condotta dalla guardia di finanza, cui gli esuberi in viaggio verso Parigi hanno voluto dire grazie portando con sé una mascotte delle fiamme gialle.

«I contratti di Air Italy sono molto più flessibili, molti a tempo determinato, e l'anzianità è bassissima - spiega sempre il pilota all’Ansa -. Sono contratti stipulati al ribasso. Meridiana invece è una compagnia storica, che vola dal 50 anni, e i suoi dipendenti hanno un bagaglio di professionalità e addestramento elevato. Ma l'azienda non sembra interessata a preservarlo e bada solo a questioni economiche».

Oggi i lavoratori in marcia saranno al parlamento europeo per spiegare che cosa sta succedendo in Meridiana, per denunciare, anche alla stampa internazionale secondo quanto da loro dichiarato, che cosa c’è in ballo e che cosa si può fare per evitare i licenziamenti.

E questo - spiegano - «grazie all'interessamento di alcuni eurodeputati, in particolare Eleonora Forenza (Sinistra europea)». Non viene invece citato l’eurodeputato sardo Renato Soru (Pd), che nella sua visita a Olbia, settimane fa, era stato il primo a invitare gli esuberi a Bruxelles. (g.pi.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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