La Nuova Sardegna

«Tutto funzionerà meglio» Barracciu difende la riforma

di Paolo Curreli
«Tutto funzionerà meglio» Barracciu difende la riforma

Il sottosegretario del ministero ai Beni Culturali è convinta della scelta «Nulla sarà disperso e venerdì sarò al centro di Li Punti, un’eccellenza regionale»

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Il decreto sulla riforma del Ministero dei Beni Culturali, che prevede un’unica direzione regionale a Cagliari con la scomparsa delle Soprintendenze per i beni archeologici per Sassari e Nuoro – anch’esse accorpate nel capoluogo – e il declassamento di tutta una serie di organismi, ha creato una ferma opposizione sindacale con un’assemblea nei giorni scorsi. «L’idea di separare la valorizzazione dalla conservazione è sbagliata» hanno detto i sindacati e il dibattito si è subito aperto. La direttrice del Museo Sanna di Sassari , Gabriella Gasperetti, intervenendo ieri alla presentazione del volume fotografico “La Sardegna di Thomas Ashby” ha manifestato grande preoccupazione per “rivoluzione” in atto. Il sottosegretario del Ministero Beni e Attività Culturali Francesca Barracciu è invece convinta della scelta.

Onorevole Barracciu, il progetto di accorpamento risale a qualche anno fa ma ci fu un ripensamento, perché oggi viene riproposto?

«Cio’ che stiamo attuando va ben oltre il mero accorpamento logistico o burocratico. Si tratta infatti di una riforma radicale e attesa del Ministero Beni e Attività Culturali pensata per rendere più efficace ed efficiente, più europea, nonchè sostenibile economicamente l'amministrazione. In ogni capoluogo di Regione viene istituito un centro di coordinamento dove soprintendenti e segretario regionale (l'ex direttore regionale) adotteranno collegialmente decisioni più rapide ed incisive».

Spostare tutto a Cagliari e lasciare nel sassarese solo servizi come la guardiania dei musei, non significa disperdere un patrimonio di competenze scientifiche?

«Nulla sarà disperso, tutt'altro. Innanzitutto gli uffici di Sassari non saranno affatto chiusi e il personale non sarà trasferito. Come per tutte le altre regioni, la Sardegna avrà un solo Soprintendente archeologico con sede nel capoluogo ma il presidio territoriale non subirà nessun depotenziamento e il personale di Sassari continuerà a lavorare in coordinamento con Cagliari. Viceversa, a differenza di altre regioni e a testimonianza dell'attenzione riservata a Sassari, la Sardegna manterrà due Soprintendenti per le Belle Arti e il Paesaggio, uno avrà sede a Sassari e l'altro a Cagliari. Si tratta di un importante riconoscimento per il nostro patrimonio regionale, se pensiamo che la Toscana, per esempio, ne avrà tre, mentre gran parte delle altre regioni solo uno».

E' vero che in alcune Regioni il ministero non ha accorpato le soprintendenze?

«No. E' falso. La riforma del' MiBACT è nazionale, serve per ottimizzare il sistema e non prevede figlie e figliastre».

Che tipo di valutazione è stata applicata per attuare queste riordino?

«Il riordino ci è stato innanzitutto chiesto dalla spending review imposta a tutta l'amministrazione pubblica. Abbiamo quindi colto l'occasione per immaginare una nuova gestione più efficiente e più sostenibile del patrimonio culturale statale, attenta tanto alla sua tutela quanto alla sua valorizzazione. Tutto ciò nell'ottica di farne, in abbinamento con le competenze sul turismo, finalmente un grande asset anche economico ed occupazionale per il Paese».

Il territorio della Sardegna è estremamente vasto e poco popolato e nel contempo ricco dal punto di vista storico e archeologico, è davvero la migliore soluzione accentrare tutto nel capoluogo?

«Come già detto la Sardegna fa eccezione con segno positivo rispetto alle altre regioni proprio perché abbiamo valutato la specificità. Di accorpato per l'archeologia c'è solo la posizione dirigenziale. Questo, ribadisco, senza portare alcun nocumento nè per Sassari dove continueranno ad operare i nostri ottimi funzionari nè per il patrimonio di riferimento. Venerdì, a proposito, sarò al centro di restauro di Li Punti, una eccellenza che ha e avrà tutta la nostra attenzione».

Dai Giganti di Mont'e Prama alle proteste per la vendita della Dea Madre, sembra che da noi l'amore per il passato non abbia mai avuto una popolarità così vasta. Questo accorpamento potrebbe fermare la valorizzazione ?

«Assolutamente no. Anzi, l'intenzione è invece quella di chiarire e distinguere al meglio le competenze, velocizzando le decisioni e rendendo la “linea di produzione” piu efficace ed incisiva.

Chi si occupa di tutela e salvaguardia deve avere tempi e spazi per portare avanti al meglio il suo lavoro in collaborazione con chi si occuperà di valorizzazione e promozione. La grande riscoperta anche mediatica che sta vivendo il patrimonio culturale sardo testimonia la bontà dell'operato della nostra amministrazione in questi mesi di governo. Ora però ci vuole ora uno sforzo comune, di istituzioni, parti sociali e cittadini per mettere da parte sterili diatribe ideologiche e portare pienamente a sistema le nostre grandi risorse culturali e turistiche. Oltre all'amore per il proprio passato, tutti noi sardi dobbiamo dimostrare di amare anche il nostro futuro».

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