La Nuova Sardegna

Il Consiglio approva la legge salva Igea

di Alfredo Franchini
Il Consiglio approva la legge salva Igea

La giunta Pigliaru crea un fondo da 5,5 milioni per pagare gli stipendi ai lavoratori, l’aula dà il via libera al provvedimento

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CAGLIARI. La giunta Pigliaru affronta l’emergenza di Igea e il Consiglio regionale non può che approvare la legge. Stamani le donne che nei giorni scorsi hanno occupato la galleria dando alla vertenza un volto e gli occhi di chi da sei mesi non ha preso lo stipendio, decideranno di far cessare la protesta. La Regione ha istituito un fondo di rotazione con 5,5 milioni di euro, gestito dalla Sfirs, per pagare i lavoratori senza stipendio. Il presidente Pigliaru non torna indietro sul suo credo politico-industriale: la Regione non deve fare impresa ma creare le condizioni perché le aziende possano svilupparsi. E lo dice chiaramente in conclusione del dibattito in aula: «Dobbiamo mettere ordine al disordine delle partecipate regionali che spesso sono nate con l’innaturale vocazione a proporsi come imprenditore». Non si nasconde, Pigliaru e spiega: «Questo è un provvedimento dettato dall’emergenza visto che i lavoratori erano da troppo tempo senza salario. Qualunque sia il quadro non devono essere i lavoratori che sono incolpevoli a pagare per il disordine degli altri». Posizioni ampiamente condivise dall’assemblea presieduta da Gianfranco Ganau.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, spiega: «L’opposizione è responsabile, sui problemi che riguardano il lavoro non ci possono essere divisioni; dico al presidente Pigliaru che saremo al suo fianco sulle proposte che riguardano il disagio sociale, il precariato, il lavoro. Il provvedimento sull’Igea è un passo in avanti ma ora serve un piano industriale serio che rilanci le funzioni di Igea perché in caso contrario ci sarebbe solo la soluzione scellerata di portare i libri in tribunale. E noi la escludiamo, siamo per un rilancio di Igea».

Già, perché il nodo centrale, al di là del salvagente lanciato ai lavoratori, è sempre lo stesso: cosa deve fare Igea? Pietro Cocco, capogruppo del Pd, spiega: «La società è nata per fare le bonifiche, gestire i siti minerari e per questo deve poter contare su sicure professionalità». Nella passata legislatura fu creata l’Arba, (l’Agenzia per le bonifiche ambientali) che avrebbe dovuto assorbire il personale della società in house. Ma l’intento non era possibile perché il personale Igea avrebbe potuto transitare nell’Agenzia solo con i concorsi pubblici.

Si è parlato a lungo in aula della possibilità di esodo. Giorgio Oppi (Udc) ha affermato, conti alla mano, che «l’esodo avrebbe portato a un risparmio di 3,5 milioni in tre anni. Il problema non è affrontato, continueremo a perdere soldi». «Non è affrontato perché il meccanismo del fondo di rotazione – ha detto Paolo Truzzu- prevede che un soggetto dia i soldi (la Sfirs) e un altro li restituisca (l’Igea). Chi li restituirà»? Chiede Truzzu.

Per Efisio Arbau il meccanismo è importante: «Porta i lavoratori dalla nostra parte e allo stesso tempo possiamo costruire il futuro».

Il consiglio regionale, chiusa la questione Igea, ha poi posto fine alla storia della miniera di Nuraxi Figus. La legge approvata ieri sera prevede la predisposizione del piano di chiusura delle attività della miniera nel 2027, così come richiesto dalla Commissione europea. La norma mette a disposizione, già a partire dal primo ottobre 2014, risorse per oltre undici milioni e cinquecentomila euro. «Una scelta obbligata», l’ha definita Pietro Cocco, «e lo dico con un groppo alla gola». Carbosulcis ha ricevuto dal 1998 al 2010 ben 364 milioni di euro dallo Stato ma la Commissione Ue nel 2006 aveva aperto un’indagine dopo aver ricevuto la denuncia di un concorrente europeo.

La Regione ha contribuito nello stesso periodo con altri 294 milioni di euro. Il piano finalizzato alla chiusura della storica miniera prevede che le risorse siano ora stanziate in conto residui per 2.418.561 euro e in conto competenza per 9.075.415 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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