La Nuova Sardegna

Vertenza Sardegna, gli impegni di Delrio

di Umberto Aime
Vertenza Sardegna, gli impegni di Delrio

Il numero due del governo Renzi annuncia 127 milioni per il piano Sulcis Ma il governatore Pigliaru parla con lui di tutte le emergenze dell’isola

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CAGLIARI. I vecchi tavoli, sono quelli aperti da febbraio in poi, di sicuro andranno avanti, ma stavolta il governo Renzi ha inviato a Cagliari la persona giusta per capire che esiste una sola e grande vertenza. È quella storica dell’emergenza sociale ed economica che ogni giorno rischia di mandare in ebollizione la Sardegna.

Non c’è voluto molto per intuirlo all’impeccabile e attento sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio. Arrivato alle 10, in missione speciale, per parlare solo di come risollevare le sorti disastrate della provincia più povera d’Italia, il Sulcis-Iglesiente, in quattro ore gli hanno rovesciato addosso di tutto: dalle entrate a singhiozzo all’energia troppo cara, dalla disoccupazione spaventosa alle esagerate servitù militari, dall’incertezza che circonda ancora l’ex ospedale San Raffaele fino a un preoccupante e sempre possibile stoccaggio delle scorie radioattive in una cava dell’isola. Una valanga di problemi elencati dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru, dalle 37 operai-guerriere dell’Igea che da una settimana occupano il pozzo Villamarina, dagli operai dell’Alcoa da 200 giorni custodi della fabbrica chiusa, dai sindaci e dai sindacalisti che via via ha incontrato nelle uniche tappe del viaggio da Cagliari a Iglesias. Se però Delrio si fosse spinto più all’interno o in qualunque altro punto cardinale, non sarebbe cambiato nulla. Dovunque sarebbe andato a sbattere sullo stesso dramma: la paura che hanno troppi sardi di non avere un futuro, nonostante la Giunta s’impegni a metterci una pezza. Dov’è stato, a Cagliari, Portovesme e Monteponi, il consigliere più autorevole di Matteo Renzi ha preso appunti, annunciato alcuni interventi e detto: «Abbiamo il dovere di restituire dignità alle persone. Il Governo ha fatto molto, possiamo e dobbiamo fare di più, ma soprattutto nei prossimi mesi non possiamo sbagliare neanche una mossa».

Perché finora questo Governo qualche errore l’ha commesso, nei rapporti istituzionali con la Regione. È capitato più di una volta che con una mano abbia dato e pochi giorni dopo tolto qualcos’altro. Così alla domanda provocatoria se nel saldo dare-avere la Sardegna oggi non meriti maggiore giustizia, Delrio ha risposto: «Giustizia forse è una parola grossa, ma certo dobbiamo dare continuità agli interventi avviati ed evitare le contraddizioni di troppo». Nel dirlo il sottosegretario è sembrato di parola e quasi l’ha giurato sulle carte condivise col presidente della Regione. Fra lui e Pigliaru c’è un feeling personale e politico, mai visto con altri ministri soprattutto con quelli abituati alle visite senza preavviso.

È un’intesa che ha finito per essere palpabile quando il governatore è stato pronto nel riconoscere all’ospite «di averci dato una mano, grande, nelle vertenze più difficili», e l’ospite ha dato atto al padrone di casa: «Francesco, ormai del mio studio conosci anche le pieghe dei divani, la tua caparbietà è ammirevole». I risultati che il duetto è riuscito in questi mesi a mettere in cascina: sono il pareggio di bilancio nel 2015, mentre «per la vertenza entrate continua la trattativa» per vederci riconosciuto dallo Stato un credito di circa 900 milioni». Oppure l’avvio della trattativa più importante, con Glencore, per far ripartire l’Alcoa e la certezza che «saranno abbassati i costi della bolletta energetica in questa Regione che è ancora senza il metano». O ancora «la splendida intesa per l’investimento a Olbia di oltre un miliardo della Qatar Foundation. Affare – ha aggiunto Delrio – in dirittura d’arrivo entro l’anno». E perché no «i soldi promessi alla Sardegna per l’alluvione di novembre che arriveranno ai sindaci non solo per la ricostruzione ma serviranno anche ad azzerare il rischio idrogeologico». Poi gli ultimi successi, stavolta destinati a far ritirare su la testa al Sulcis: dalla centrale alimentata dalle canne fluviali, ai 72 milioni reali per le infrastrutture, strade e porti, agli altri 55 che dovranno finanziare il bando «99ideas», cioè quella riconversione industriale pensata e voluta dagli ex operai. Per chiudere con questo giuramento: «Le bonifiche nelle ex aree minerarie saranno fatte e a farle saranno i sardi».

Sono state queste le parole di Delrio dopo aver premesso: «La Regione ha fatto quello che doveva fare con il fondo speciale salva-stipendi a favore dell’Igea, ora noi dobbiamo darle una mano per aprire in fretta i cantieri». Certo, se ci fosse stato un altro po’ di tempo, al sottosegretario qualcuno avrebbe parlato anche del caos Meridiana, della chimica verde a Porto Torres, dei trasporti marittimi, dello spopolamento nei Comuni dell’interno e molto altro ancora. Peccato, ma Delrio, alle 15 meno qualcosa, è ripartito per Roma con una certezza: quella della Sardegna è una e sola grande vertenza. Da risolvere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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