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Demuro conferma: «Rendiconti dovuti»

Demuro conferma: «Rendiconti dovuti»

Fondi ai gruppi, in aula l’assessore regionale che nel 2004 diede un parere a Progetto Sardegna

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CAGLIARI. Un’ora scarsa, l’udienza del processo ai diciassette consiglieri ed ex consiglieri regionali a giudizio per peculato aggravato è durata appena il tempo di sentire come testimone della difesa per il socialista Raffaele Farigu l’attuale assessore agli affari generali Giammario Demuro e per stabilire il calendario di gennaio. Strano a dirsi, l’esponente della giunta Pigliaru ha dovuto attendere pazientemente quasi due ore nel corridoio del tribunale per poi riferire al presidente Mauro Grandesso quanto era già agli atti del dibattimento, cose ampiamente risapute: fu il capogruppo di Progetto Sardegna Chicco Porcu - indagato per peculato aggravato nell’inchiesta-ter - a chiedergli nel 2004 un parere pro veritate sui criteri d’uso dei fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari, i fondi che sono al centro del procedimento penale. Lui, Demuro, docente di diritto costituzionale, il parere lo consegnò puntualmente: spiegò che in mancanza di norme regionali bisognava fare riferimento a quelle nazionali. In sostanza Demuro disse che trattandosi di soldi pubblici era obbligatorio specificare sempre come venissero spesi, lo dice la legge. Esattamente quanto sostiene il pm Marco Cocco e quanto ha chiarito in un’ordinanza e in una sentenza - quella per Adriano Salis, unico ex onorevole finora condannato in abbreviato - il giudice Cristina Ornano. Ma per ragioni incomprensibili ai cronisti e forse anche ai giudici l’avvocato Francesco Macis ha chiamato l’assessore Demuro in aula come teste a difesa. Gli ha chiesto un parere, subito bloccato dal tribunale su opposizione del pm Cocco («è un teste, non un consulente») e infine, superata una fase di imbarazzo collettivo, si è accontentato di fargli confermare il contenuto della consulenza firmata dieci anni fa. Conferma scontata e nient’altro. Che cosa potesse dire di diverso Giammario Demuro, con la sua relazione agli atti del procedimento, è un mistero. La sola certezza è che l’assessore regionale ha perduto un’intera mattinata e che l’ha persa anche il tribunale, perché a parte l’inutile chiamata in aula di Demuro, la difesa di Farigu ha fatto notificare la convocazione in udienza agli altri testi, ma nessuno di loro si è presentato. Ed è un po’ il ritornello di questo processo, dove i testimoni disertano il processo con regolarità disarmante, spariscono udienza dopo udienza o al massimo raccontano il risaputo. Con il solo risultato di allungare i tempi del dibattimento, ormai impantanato fra testimonianze bucate ed esami spesso ripetitivi, quando non del tutto inutili come quello dell’incolpevole assessore Demuro.

Natale e le altre festività di fine anno sono alle porte, quindi andrà avanti il 13 gennaio con l’esame di altre persone informate sui fatti, sperando che lo siano davvero. (m.l)

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