La Sardegna come una madre Le idee di un difensore degli ultimi
NUORO. Poeta, scrittore, avvocato, giornalista, uomo di grandi ideali socialisti, profondamente ancorato alla sua città. È il ritratto che viene fuori dalla giornata di studi, a cent’anni dalla morte,...
NUORO. Poeta, scrittore, avvocato, giornalista, uomo di grandi ideali socialisti, profondamente ancorato alla sua città. È il ritratto che viene fuori dalla giornata di studi, a cent’anni dalla morte, dedicata al Vate della Sardegna, Sebastiano Satta, primo passo di una serie di celebrazioni che a Nuoro andranno avanti per un anno intero. L’omaggio doveroso a un intellettuale a tutto tondo, si direbbe oggi, perché Satta fu soprattutto un uomo del suo tempo, protagonista di una società in profonda trasformazione come fu quella barbaricina di fine Ottocento. Con il suo capoluogo, Nuoro, animato da un fervore creativo irripetibile. Grazia Deledda, che di quella stagione straordinaria colse maggiormente i frutti, così la descrisse: «Nuoro è chiamata scherzosamente, dai giovani artisti sardi, l'Atene della Sardegna. Infatti, è relativamente il paese più colto e battagliero dell'isola». Che poi quella definizione autoironica sia diventata col tempo uno slogan scandito seriosamente per fini di marketing politico, o per povertà lessicale, è un discorso a parte: restano il ricordo e le opere di quei “giovani artisti”, dallo scultore Francesco Ciusa al pittore Antonio Ballero sino appunto a Sebastiano Satta. E tra tutti, certo il Vate della Barbagia e della Sardegna è la figura alla quale i nuoresi sono più affezionati.
Il sindaco Alessandro Bianchi aprendo il convegno ha ricordato quel legame ancora intatto a cent’anni dalla morte con «il difensore degli ultimi», simbolo della «Sardegna offesa», quella Barbagia pastorale che sentiva lo Stato come un corpo estraneo e lontano. Concetti rimarcati dall’assessore regionale alla Cultura, Claudia Firino: «È stato un profondo lettore del suo tempo, un lettore critico. A lui dobbiamo una profonda analisi politica della situazione sociale della Sardegna e del Nuorese di allora. E un messaggio di forza alle giovani generazioni anche per via del dolore fisico con il quale Satta convisse negli ultimi anni della sua vita». Concetti ribaditi da Vannina Mulas, presidente della consorzio bibliotecario intitolato al poeta, da Priamo Siotto, presidente dell’Ordine degli avvocati, e dall’assessore comunale alla Cultura Leonardo Moro.
Coordinato da Ugo Collu, già presidente della Biblioteca Satta e della Fondazione Nivola, il convegno è poi entrato nel vivo con le relazioni di esperti volte ad approfondire vari aspetti della multiforme attività dell’intellettuale nuorese. Collu ha voluto chiarire anche il titolo della giornata di studi, «Un canto di risarcimento». «Il poeta nuorese – ha detto – è stato penalizzato immeritatamente lungo i tre quarti del secolo appena trascorso. Dalla critica letteraria, che lo considerò un epigono di Carducci, al pregiudizio ideologico, con la definizione di socialista romantico».
Di seguito sono intervenuti Duilio Caocci («I nuovi paradigmi con cui rivalutare l’opera di Satta a cent’anni dalla morte»), Neria De Giovanni («L’isola come madre, la madre come isola»); ancora Simona Pilia, che ha illustrato aspetti inediti del Satta avvocato, Elisabetta Ledda («Radicamento, paesaggio e senso del luogo»), Bruno Rombi («Uomo e natura in Satta»).
I lavori sono ripresi nel pomeriggio con le relazioni di Francesco De Nicola, Maurizio Virdis, Gabriele Tola, Franco Niffoi, Dolores Turchi e Natalino Piras. Piero Mannironi ha ricordato il Satta giornalista, dagli esordi giovanili all’avventura dell’Isola, con il famoso scoop, come si direbbe oggi, dell’intervista a un latitante dell’epoca. Il convegno riprende oggi alle 9 con interventi, tra gli altri, di Marcello Fois e Nicola Tanda. (p.me.)
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