Adriana Lecouvreur Una diva del muto
Successo per l’ allestimento di Ivan Stefanutti al Comunale Ottima prova di Battistoni e Donata D’Annunzio Lombardi
SASSARI. Un’Adriana Lecouvreur intesa come prefigurazione delle grandi attrici del primo Novecento, da Eleonora Duse a Lyda Borrelli: questa la chiave di lettura che il regista Ivan Stefanutti ha messo in campo per l’allestimento della commedia-dramma di Francesco Cilea, andata in scena con successo al Comunale quale ultimo titolo del cartellone della stagione lirica del De Carolis, ripresa di uno spettacolo già positivamente rodato all’interno del circuito teatrale lombardo. Partendo da questo assunto la vicenda è stata trasportata senza eccessive forzature all’epoca della composizione dell’opera, con un fiorire di arredi e di ambientazioni tra il Liberty e il Deco, consentendo di sottolineare in modo più attuale la componente divistica della personalità di Adriana, che ha l’apoteosi nell’ultimo atto, con l’enorme ritratto dell’attrice Lyda Borelli che troneggiava sulla scena. Il disegno luci molto efficace di Paolo Coduri de’ Cartosio ricreava infine un’ambientazione cromatica da film in bianco e nero che conferiva un grande fascino a tutta la scena. L’altro punto di forza di questo allestimento era la direzione del giovane ma già affermato Andrea Battistoni: fluida, ricca di chioroscuri, teatralissima e pienamente rispettosa di quella vocazione per il dettaglio e per l’inflessione minuta che rappresenta uno dei maggiori pregi di questa elegantissima partitura.
L’orchestra del De Carolis lo ha assecondato confermando la costante crescita qualitativa manifestata nelle ultime stagioni. Molte luci e qualche ombra nel cast vocale, all’interno del quale svetta Donata D’Annunzio Lombardi nel ruolo della protagonista: splendida vocalità, bel timbro, tecnica sicura e grande capacità di governare e modulare le passioni del personaggio senza mai sfociare in un generico canto a voce piena. Meno convincente la Principessa di Bouillon di Elena Gabouri: voce importante, a tratti brunita ma con problemi di passaggio tra i vari registri e di emissione nel registro grave, molto sgradevole per durezza e cavernosità. Leonardo Caimi (Maurizio) sfoggia un bel timbro e una sicura gestione degli acuti, ma non tutta la tessitura del ruolo è perfettamente a fuoco e complessivamente la sua visione del personaggio non è apparsa sufficientemente matura. Molto buona invece la prova di Francesco Paolo Vultaggio, che ha ben interpretato la rassegnazione amorosa di Michonnet, e apprezzabile quella di Gianluca Margheri (Principe di Bouillon) e Matteo Macchioni (Abate di Chazeuil). Completavano degnamente la compagnia l’ottima Lara Rotili (M.lle Dangeville), Lucrezia Dei (M.lle Jouvenot), Riccardo Fassi (Quinault) e Ugo Tarquini (Poisson). Sicura la prova del Coro dell’Ente istruito da Antonio Costa. Oggi l’Adriana Lecouvreur si replica con inizio alle ore 16.30.
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