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Il marito che tradiva la moglie con se stesso

Il marito che tradiva la moglie con se stesso

Aneddoti e vicende al limite del credibile raccontate da chi per lavoro ficca il naso negli affari altrui

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SASSARI. Da un po’ di tempo non era più la stesso uomo che la moglie aveva conosciuto prima di convolare a nozze: telefonate a fine serata per annunciarle inspiegabili ritardi dovuti al lavoro, spese esagerate e mai giustificate, un raffreddamento improvviso del rapporto coniugale, nelle conversazioni come sotto le lenzuola. Abbastanza per spingere la consorte - una distinta cinquantenne - a rivolgersi a un’agenzia di investigazioni private per capire se dietro quell’insolito comportamento del marito ci fosse un’altra donna. «Voleva sapere la verità e sin qui nulla di strano - racconta con la massima discrezione Gavinuccio Mandibola, andando a pescare tra i mille aneddoti del suo mestiere -, così dopo un veloce briefing con i colleghi decidemmo di accettare il caso, apparentemente di semplice soluzione: le classiche corna, pensammo». Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che cosa si sarebbe scoperto alla fine dell’indagine. «Armati di macchine fotografiche e videocamere cominciammo a pedinare la nostra preda - racconta il detective -, ore e ore di monitoraggio quotidiano dalle quali emergeva soltanto un fatto: quell’uomo era, come si suol dire, tutto casa e ufficio».

Poi, il primo colpo di scena. «Una sera il tipo si allontanò in auto dal suo paese di residenza per raggiungere la città e recarsi in una palazzina che a noi risultava disabitata. Pensammo: è qui che incontra l’amante, anche perché la scena si ripeteva con regolare cadenza settimanale».

Eppure i conti non tornavano: «Ogni volta che il nostro uomo entrava in quell’appartamento, una decina di minuti dopo dallo stesso ingresso usciva una donna bellissima che faceva ritorno dopo alcune ore. E quando la donna faceva ritorno, lui usciva subito per andare dalla moglie. Davvero non sapevamo che cosa pensare».

Le settimane passavano, ma di prove dell’adulterio neanche l’ombra: quando lui era nella palazzina la sventola non c’era, e quando la sventola rientrava, lui andava via. «Stavano per mollare il caso - sorride Mandibola -, quando una notte la bella signora, che ormai quasi ci sognavamo, aprendo la porta di casa fece un gesto clamoroso: si tolse la parrucca. La verità è che l’uomo che pedinavamo usava quella palazzina abbandonata per travestirsi e poi andare a festini particolari». La sventola era lui. (a. m.)

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