La Nuova Sardegna

Il mondo capovolto dei “Venti contrari” Omaggio alle Coroneo

di Walter Porcedda

MONSERRATO. E’ un non luogo dell’anima. Una landa spazzata dal maestrale che obbliga a camminare ricurvi. E a resistere. Anche se le macerie impediscono i movimenti e si fanno i conti degli assenti....

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MONSERRATO. E’ un non luogo dell’anima. Una landa spazzata dal maestrale che obbliga a camminare ricurvi. E a resistere. Anche se le macerie impediscono i movimenti e si fanno i conti degli assenti. C’è qualcosa di apocalittico nella visione che consegna “Venti contrari”,allestimento teatrale (questi giorni al Momoti) dedicato da Is Mascareddas all’arte delle sorelle Coroneo, illustri e quasi dimenticate artigiane d’arte vissute a Cagliari nel secolo scorso.

Artiste amate tra gli altri da Gio Ponti e Tavolara, divisero in due parti la loro attività creativa fatta di ago, filo e tessuti. Prima con raffinate e sontuose figure stilizzate in panno colorato, di gusto liberty, e poi con una sconcertante virata, al termine della Seconda Guerra, con pupazzi che fotografavano una umanità ripresa dalla strada. Povertà e miseria come si poteva incontrare in quei giorni degli anni Quaranta, in una città fantasma, semi distrutta dai bombardamenti degli angloamericani. Una città ferita e sfregiata nel volto e nell’anima con i suoi morti, le mura sbriciolate, le strade ricoperte di polvere.

Albina e Giuseppina, come fanno i grandi artisti, testimoniano e denunciano quella drammatica cesura, tra prima e dopo la guerra. Quei personaggi di venti centimetri, figure espressioniste vestite di solo tessuto e materiali di recupero, diventano così specchio dell’umanità, testimoni muti dei suoi orrori. Osservano con una fissità tragica che sembra evocare la stessa angoscia e tormento di una icona dell’espressionismo quale è il quadro “L’urlo” di Edward Munch.

Nelle mani dei Is Mascareddas (Donatella Pau, Tonino Murru e Fabio Atzeni), anche essi artisti e artigiani d’arte di valore, sono stati ripresi e ricostruiti con una fedeltà sconcertante e da un’idea di Donatella Pau, con la regia di Karin Koller hanno ripreso a muoversi e agire (manovrati a vista dalla stessa Pau e Mimmo Ferrari) dentro un quadrato scenico, che viene circondato nei tre lati dagli spettatori, a contatto diretto con l’azione e gli intrecci di diverse microstorie di uomini e donne che raccontano di una umanità dolorante e polverizzata negli affetti.

Sono due anziani il cui universo è delimitato da una panca: da qui vedono il mondo passare. Una prostituta con un panno lucida ossessivamente le scarpe, quasi a voler spazzare via le brutture del mondo mentre una vecchia è assisa davanti a una marionetta sospesa nel vuoto a ricordare l’altro mondo. Quello di sopra. In quello di sotto tra uomini alla finestra e chi cerca di ricominciare irrompe come una scheggia impazzita un idiota che è icona di disincanto e della voglia di tornare a vivere. Non ci sono dialoghi nè racconti. Solo la voce straordinaria della cantante Tomasella Calvisi che con i suoi vocalizzi, le sue onomatopee forgia una partitura di suoni, perfetta per la trama di azioni e spostamenti di “Venti contrari”. Dà voce alle parole non dette di un tableaux che è un po’ quintessenza della commedia umana. Un allestimento coraggioso e potente, tra i migliori spettacoli teatrali di questo anno che segnala ancora una volta la straordinaria capacità di questa blasonata compagnia di teatro di figura di raccontare il mondo con il linguaggio della poesia.

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