I comitati: l’isola scelta come deposito delle scorie
Sit-in davanti alla Regione degli ambientalisti che lanciano l’allarme: «Pigliaru e i Comuni devono opporsi allo stoccaggio del materiale radioattivo»
CAGLIARI. L’incubo nucleare è già realtà. L’immagine di una Sardegna trasformata in pattumiera radioattiva si materializza. Non hanno dubbi i rappresentanti del “Comitato sardo contro il deposito”, che hanno manifestato davanti al palazzo della Regione a Cagliari. Entro gennaio la Sogin, Società gestione impianti nucleari, rivelerà quali sono le aree idonee a ospitare le scorie nucleari di tutta Italia. Ma per i comitati di protesa la gara è già finita. «Voci informali ci dànno per certo che è già stata scelta la Sardegna – dice l’ambientalista Angelo Cremone –. Non possiamo restare fermi davanti a un allarme simile». A confermare l’allarme anche Giacomo Meloni segretario generale della Confederazione sindacale sarda. «Da fonti riservate abbiamo saputo che la scelta è già stata fatta, sarà la Sardegna la sede del deposito – afferma Meloni –. Per questo protestiamo contro la scelta del sito di stoccaggio. Il territorio sardo, ricco di gallerie e miniere dismesse, per le caratteristiche del suolo, per la scarsa presenza di residenti e l’enorme estensione di terreno non soggetto a sciami sismici, è ritenuto dal ministero dell’Ambiente, il più adatto e sicuro per lo stoccaggio delle scorie nucleari».
Anche per questo il Comitato chiede una presa di posizione ufficiale da parte del governatore. «Pigliaru non si deve limitare a dichiarazioni generiche – dice Cremone –. Deve prendere una posizione ufficiale. Ma dico di più, deve convocare tutti i consigli dei 377 Comuni dell’isola e tutti insieme devono deliberare per dire no alla scelta dell’isola come deposito per le scorie nucleari. Credo che una simile questione debba essere trattata a livello internazionale e non lasciata alla scelta di una società. Noi siamo pronti a manifestazioni di protesta. Ma è fondamentale che la parte politica faccia sentire tutto il suo peso. Ecco perché ci appelliamo a Pigliaru e chiediamo che la Regione con atti ufficiali faccia sentire la propria voce. Solo con una compattezza di tutte le istituzioni si potrà far capire al Governo che la Sardegna non può diventare il deposito nazionale delle scorie nucleari».
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