La Nuova Sardegna

La giunta presenta la Finanziaria: si punta su rigore e investimenti

di Alfredo Franchini
La giunta presenta la Finanziaria: si punta su rigore e investimenti

L’assessore al Bilancio Paci e il governatore Pigliaru spiegano la filosofia che ha guidato le scelte: un prestito da 600 milioni di euro per le infrastrutture e priorità all’uso dei fondi europei

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CAGLIARI. Nella partita del bilancio, il presidente Pigliaru e l’assessore Paci fanno due mosse importanti: da una parte il rigore della revisione della spesa e dall’altro un piano delle infrastrutture per rilanciare l’economia dopo il crollo del Pil e l’aumento dei disoccupati. Il bilancio per il 2015 è stato approvato ieri in giunta: sette miliardi e 783 milioni di entrate, in diminuzione a causa della crisi che ha ridotto l’entità delle compartecipazioni ai tributi ma con tre importanti novità. La prima - risaputa ormai da tempo - è che per la prima volta le somme iscritte in bilancio potranno essere spese realmente perché sono caduti i vincoli del Patto di stabilità: «Non ci saranno scuse», assicura il presidente Francesco Pigliaru. La seconda novità sta nel metodo con l’integrazione di tutte le risorse disponibili: europee, regionali e nazionali. Anzi la regola è una sola: prima si dovranno spendere le risorse europee e solo quando questo non sarà possibile si farà ricorso ai Fondi regionali. Un punto importante perché con l’attuale sistema si è arrivati, ad esempio, a non avere ancora speso risorse europee per 600 milioni che pure facevano parte del quadro 2007-2013. La terza novità è la decisione di ricorrere a un mutuo di 600 milioni di euro per le infrastrutture. Alla facile obiezione: perché indebitarsi se si deve perseguire il pareggio di bilancio, Pigliaru ribatte: «Non siamo tedeschi, abbiamo una visione seria del pareggio di bilancio che va spalmato nel medio periodo. Una famiglia seria se ha bisogno di indebitarsi contro la crisi, lo fa e restituisce il debito quando le cose vanno bene. È quello che faremo anche noi».

La scommessa è in realtà più grossa, perché, in termini scacchistici, la mossa del cavallo, la più coraggiosa e risolutiva, per la Regione deve riguardare la semplificazione e la qualità istituzionale.

«Dobbiamo essere capaci di programmare e spendere», afferma Raffaele Paci, «e per fare questo tutte le istituzioni coinvolte devono dimostrare una grande capacità organizzativa e di gestione. Per questo le norme sulla programmazione integrate entrano nella Finanziaria».

Nonostante la crisi imperante, le risorse ci sono e anche se stiamo ancora utilizzando parti di Fondi non utilizzati, s’inizierà da subito a spendere i Fondi del ciclo 2014-2020. Da segnalare, per il quadro delle entrate, il capitolo delle privatizzazioni con 50 milioni di alienazioni di beni immobili. L’assessore Paci fa due esempi di beni non strategici: «Siamo proprietari della metà dello Yacht club di Porto Cervo. Non è strategico e forse ci costa anche qualcosa per le spese condominiali. Se lo vendiamo è un asset che può rendere bene e liberare risorse. Ancora siamo proprietari dell’edificio, un ex hotel, dove è situato l’assessorato al Lavoro a Cagliari e lo cederemo».

Dal bilancio 2015 si può dedurre con un semplice calcolo aritmetico quanto vale il pareggio di pareggio: «Questi 7 miliardi e 7 di entrate», spiega Raffaele Paci, «comportano un aumento della nostra capacità di erogazione di circa 800 milioni. Se avessimo ancora avuto il vincolo del Patto di stabilità avremmo potuto spendere 800 milioni di meno, avremmo dovuto dire: gli stanziamenti ci sono ma non posso spendere». L’assessore al Bilancio rigetta l’accusa che si sia trattato di un cattivo accordo e fa i conti: «Nel 2014, quanto siamo riusciti ad avere di più sul vincolo del Patto di stabilità? Erano 360 milioni cui ora si aggiungeranno, nel 2015, ottocento milioni. Si arriva a 1.160 milioni, un dato importante». L’intenzione della giunta è quella di «aprire una nuova stagione di programmazione territoriale che vedrà coinvolti i Comuni e le Unioni dei comuni». Tra gli errori del passato quello di far defluire le risorse in mille rivoli, con costi maggiori e difficoltà di controllare le stesse azioni. «La regola per spendere i soldi è integrazione e concentrazione», dicono Pigliaru e Paci, «idee chiare su quello che si deve fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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