«Chiudere subito Sardegna Promozione»
Il commissario conferma davanti alla sesta commissione l’illegittimità di molti contributi
CAGLIARI. La commissaria di Sardegna Promozione l’aveva già messo nero su bianco, l’altro ieri l’ha confermato davanti alla sesta commissione del consiglio regionale: nella gestione dell’agenzia che diffondeva il marchio Sardegna distribuendo milioni di euro tra società sportive, enti e associazioni di varia natura sono emerse «ripetute illegittimità, un’azione non oculata e attenta dei limiti di legge sulla discrezionalità amministrativa, rilevanti inadempienze da parte dei soggetti destinatari dei contributi». Insomma: un pasticcio colossale, pagato dai contribuenti, costretti a finanziare persino un fallimentare reality show sulla rete televisiva berlusconiana La5, improbabili progetti di comunicazione, sagre paesane e tornei di calcetto che nel dichiarato proposito dell’ex direttore Mariano Mariani avrebbero dovuto dare visibilità alla Sardegna nel mercato turistico internazionale.
La commissaria Cinzia Laconi, si sapeva, è in linea perfetta con quanto sostenuto in adunanza pubblica dalla Corte dei Conti ed è già al centro di un’inchiesta giudiziaria condotta dal pm Gaetano Porcu. Nelle parole della dirigente, riportate dall’ufficio stampa del Consiglio regionale e dalle agenzie di stampa, compare però per la prima volta, insieme a un’esplicita richiesta di chiusura dell’agenzia, l’accusa di inadempienze rivolta ai «soggetti destinatari dei contributi» o almeno a una buona parte di essi.
Come dire che il quadro cambia: da una parte, come sostiene la magistratura contabile, Sardegna Promozione sembra aver violato più volte la norma che vieta le sponsorizzazioni sportive da parte di un ente pubblico. Dall’altra i beneficiari dei contributi si sarebbero limitati a incassare gradevolmente i soldi, spesso molti soldi, senza dare seguito agli impegni assunti coi progetti di comunicazione proposti e finanziati. Probabilmente nella certezza che nessuno avrebbe controllato. Parlare di sprechi, se lo scenario reale corrisponde alle valutazioni della commissaria Laconi, è quasi un eufemismo: si tratterebbe di autentici regali, soldi diffusi a pioggia, senza lo straccio di un risultato tangibile e soprattutto senza alcuna verifica attendibile sulla qualità delle proposte, affidate alla valutazione di una società privata e non a quella degli uffici pubblici. La decisione di commissariare l’agenzia, assunta dalla giunta Pigliaru appena pochi giorni dopo l’insediamento, ha impedito che l’allegra consuetudine si ripetesse anche quest’anno: la dirigente - come riportato dal comunicato - ha bloccato i contributi già assegnati a 11 società sportive per il 2013-2014 su un totale di 15 pratiche a fronte delle 97 ereditate dalla gestione Mariani. Tra queste i quasi due milioni di euro destinati al Cagliari calcio, che ha ricorso al Tar contro il taglio. Una decisione, quella di stoppare gran parte dei pagamenti, legata a «gravi criticità di fatto e di diritto sulla possibilità di liquidazione delle somme».
L’audizione della commissaria Laconi rientra nella procedura di chiusura dell’agenzia Sardegna Promozione, che a questo punto è entrata in dirittura d’arrivo.
Nel frattempo l’amministrazione regionale è impegnata nel tentativo di salvare capra e cavoli: una leggina ad hoc, che servirebbe a dare ossigeno quest’anno alle società sportive rimaste in bolletta a causa del naufragio di Sardegna Promozione. I contributi in molti casi erano già nel bilancio, una soluzione appare indispensabile. Mentre per gli anni a venire l’assessore al turismo Francesco Morandi ha spiegato che i progetti di co-marketing restano nell’interesse della Regione, ma con il controllo rigoroso degli uffici e nel rispetto delle norme.
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