Enti inutili, il Consiglio stacca la spina al Crel
Approvata la proposta di legge di Busia (Cd) sull’ente per l’economia e il lavoro Negli ultimi 4 anni i 27 componenti non hanno prodotto nemmeno una relazione
CAGLIARI. Nessuno ha votato contro, ieri in Consiglio, sulla legge che ha soppresso il Crel. Decisione dettata dalla revisione della spesa e anche dalla paralisi che aveva colpito l’organismo negli ultimi anni. Il Crel aveva compiuto 14 anni, nei quali era stato tradito lo scopo della legge che l’aveva istituito: concorrere alla programmazione regionale. Il Consiglio per l’economia e il lavoro, infatti, era nato un po’ sul modello del Cnel, organo di consulenza delle Camere, del governo e delle regioni in materia economica e sociale. Anna Maria Busia (Centro Democratico), ha presentato la proposta di legge di soppressione del Crel e ha fatto un’analisi spietata: «L’ente è composto da ventisette componenti», ha detto Busia, «e si riunisce sporadicamente. L’ultima relazione sintetica semestrale è del dicembre 2010, poi non ce ne sono state altre. Ancora, l’ultimo seminario organizzato dal Crel risale al 19 gennaio del 2009. L’ente dovrebbe pubblicare i quaderni degli studi che svolge ma l’ultimo risale al 2005».
Nel suo intervento, Anna Maria Busia ha poi spiegato che diverse regioni non hanno mai istituito il Crel e altre lo avevano già soppresso. In sostanza rimaneva solo la Sardegna come ultimo avamposto dell’ente.
Quanto costava il Crel? La relatrice del Centro Democratico presenta i conti: «Attualmente i compensi spettanti ai componenti sono pari a 150 euro per ogni seduta e c’è un limite massimo di cinquanta sedute l’anno. Al presidente compete un compenso forfettario di 25 mila euro l’anno». Compensi che, in realtà, una legge del 2012 (è la numero 23), aveva ridotto del dieci per cento. In aggiunta a questi costi era prevista per tutti i componenti del Crel l’indennità di trasferta e il rimborso delle spese per vitto e alloggio in caso di missioni. «Un risparmio di risorse che potranno essere destinate ad altre finalità», ha commentato Anna Maria Busia. Dalla giunta è arrivato il parere favorevole dell’assessore agli Affari generali, Gianmario Demuro: «Quando si ha il coraggio di rivedere le decisioni prese nel passato per organismi che un tempo avevano il compito della rappresentanza degli interessi, l’unica cosa che si può dire è che bisogna comunque mantenere presidi di discussione. Ma questo è scritto anche nella relazione: le parti sociali devono sempre essere parte della discussione sulla regolazione». Marco Tedde (Fi) ha precisato: «Stiamo alleggerendo il panorama istituzionale ma avremmo potuto essere ancora più leggeri se questo provvedimento di soppressione fosse stato assunto durante la discussione sulla legge di assestamento, perché Forza Italia, già da allora promosse la soppressione di questo ente. Quindi, noi stiamo facendo con legge ciò che allora avremmo potuto fare con un colpo di penna».
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