Il taglio dell’Irap non piace alle imprese
Riduzione d’imposta del 25 per cento, ma ci si aspettava che la Finanziaria la confermasse al 70
CAGLIARI. Imprenditori in rivolta per il sacrificio che la giunta ha chiesto loro sul taglio dell’Irap che passa dal 70 al 25 per cento, sia pure in via definitiva. «Lo so che sarebbe stato meglio il taglio del 70 per cento», ha detto l’assessore al Bilancio, Raffaele Paci, «ma le imprese apprezzeranno che la riduzione ora diventa permanente». Invece non è così, le imprese non hanno apprezzato.
«L’avevamo definita la più grande legge di incentivazione di tutto il sistema produttivo», spiega Alberto Scanu, presidente della Confindustria sarda, «e adesso, invece, vogliono cambiare le regole in corsa. Non chiediamo alcuna politica di settore e nessun incentivo ma non si può accettare che venga modificato un impegno triennale». Sì, perché le imprese sarde sapevano che dal 2013 al 2015 avrebbero potuto contare su quel sostanziale risparmio; una partita che è stata stimata in circa ottanta milioni di euro. Di conseguenza, chi ha elaborato il proprio budget contando sul taglio «maggiorato», ora si troverà a dover versare più soldi. Scanu insiste: «Ci avevano detto che per tre anni la Sardegna avrebbe avuto un vantaggio competitivo rispetto ad altri e poi le regole cambiano all’improvviso».
Per gli industriali sardi, è questo dell’Irap il buco nero della Finanziaria e la loro speranza è che il Consiglio possa correggere la decisione. Per il resto, il bilancio 2015 ha nel complesso alcuni aspetti giudicati molto positivi dalle imprese. Piace, ad esempio, il piano delle infrastrutture per il quale si ricorrerà a mutui per seicento milioni di euro, in nome della politica keynesiana che impone alla mano pubblica di intervenire quando la crisi diventa feroce e insopportabile, proprio come è adesso.
«Abbiamo chiesto che si faccia la selezione degli interventi», afferma Alberto Scanu, «cercando di privilegiare quelle opere che sono immediatamente cantierabili e che quindi diano le opportune ricadute sul sistema economico». Appalti pubblici per favorire la crescita del sistema facendolo diventare competitivo.
È questa la filosofia del piano infrastrutture, presentato dalla giunta e che ha risorse per 1.089 milioni divisi tra fondi regionali (61%), nazionali (34%) ed europei (5%). La recessione ha un impatto devastante sulle fasce più deboli e sulle piccole imprese, ed era quindi obbligatorio investire. Ad essere preoccupati per l’Irap non sono solo gli industriali ma anche i sindaci. «La modifica della disciplina Irap per i Comuni e le Province significano 31 milioni di taglio dei trasferimenti», spiega Piersandro Scano, presidente dell’Anci. «Chiediamo che i 31 milioni, solo per metà recuperati dall'incremento del Fondo per le povertà, siano recuperati integralmente». L’Anci, infine, ripropone la questione delle accise che per gli enti locali vale oltre cinquanta milioni.
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